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sabato 25 maggio 2019

È solo la primavera che tarda ad arrivare Uri_dinka

La luce stenta a entrare
E presto svanisce
In quella cella priva di sbarre
Colma di muri

Suoni troppo densi 
Annebbiano il presente
Di ore lunghe
Nutrite di incertezza

Riunisci le emozioni
In un pugno stretto
Per quando in silenzio
Urli il tuo BASTA

In quel buio personale
Su un altalena danzano
Desideri e rimpianti
Flash di sorrisi e istanti

Come un fermo immagine guardi
Quel pacchetto di ideali, li accarezzi
Hai liberato gli altri
Chi libererà te?
Dov'è il tuo raccolto
Dopo la semina?

È solo la primavera 
che tarda ad arrivare
Amore mio

Finito il libeccio
I frutti 
Dolci e profumati
Cresceranno sui tuoi palmi

Gli stessi che hanno donato
Protezione agli indifesi
Dignità a chi era in fuga
Amore per la vita
A chi ne aveva perso il senso

Uri_Dinka__16.04.2019

domenica 19 maggio 2019

Nell’era della comunicazione globale - Uri Dinka


L’ignoranza è grassa
Obesa
Talvolta opulenta
Un metabolismo lento
Che non carbura

Se ne va in giro con orgoglio
La sua arroganza travolge e fa proseliti
È spietata nella sua incapacità di evolversi
Sopprime tutto quello che non entra
Nella sua pancia, prima che nella mente

E grida forte l’ignoranza
Un banditore provetto
Di basse verità
Adattabili al suo povero bagaglio
Di furbizia e opportunità

Grande è il suo seguito
Più di quello che dovrebbe
Figlia e cresce a dismisura
Nell’era della piatta carenza di ideali

Sfila e si compiace
Non teme il confronto
Perché non ascolta
Si guarda e si innamora
Solo di se stessa

Un’ovatta di autocompiacimento
Un intelletto opaco
Una sorta di sfera respingente
Nella mente dell’ignoranza

Un’apoteosi
L’Osanna di tutte le religioni
Ma non è mai razzista l’ignoranza
Colpisce a destra e a manca

Nell’era del globalmente ignorante

_Uri__04.05.19

sabato 23 febbraio 2019

Confini - Uri Dinka


In un mondo umanizzato
Un uomo non dovrebbe sognare
Di vivere libero in una terra libera

I confini sono una roba politica
Alla Madre terra non importa un fico secco
Delle tue linee tracciate su un pezzo di carta
Del colore delle ridicole bandiere
Da innalzare o calpestare

La mia bandiera si dispiega nelle vene
Pompa insieme al mio sangue
Verso un cuore universale
Si  riversa ovunque vada
Uno sventolio globale

Uri 



lunedì 22 maggio 2017

L’armata della fame sta marciando - Nazim Hikmet

#NoG7 #NoNato #NoMuos #NoWar #NoBorder

Per saziarsi di pane
Per saziarsi di carne
Per saziarsi di libri
Per saziarsi di libertà
Marcia varcando ponti più sottili di capelli più affilati di spade
È in marcia scardinando i portoni di ferro e demolendo le mura dei castelli
È in marcia con i piedi insanguinati
L’armata della fame sta marciando
I suoi passi di tuono
I suoi canti di fuoco
Nel vessillo speranza
La suprema speranza nel vessillo.
L’armata della fame sta marciando
Le città sulle spalle
Città dalle vie strette e dalle case buie
Ciminiere di fabbriche
Su di se la stanchezza inesauribile del dopolavoro.

L’armata della fame sta marciando
Estirpa e porta via villaggi rintanati nelle grotte
E i morti per la penuria di terra su questa terra enorme
L’armata della fame sta marciando
È in marcia per saziare di pane i senza pane
E di libertà i senza libertà l’armata della fame sta marciando
È in marcia con i piedi insanguinati


domenica 8 gennaio 2017

un giorno... Dinka


I mangiatori di cadaveri
Vengono su all'alba
Cercano spazi fragili dove colpire
Flagellano con la cecità dei vivi

Occhi con lunghi monocoli
Da cui l'orizzonte è limitato
Nuca rigida incollata 
Difficile manovrare
Una più ampia visuale

I mangiatori d'erba
Hanno grandi occhi tridimensionali
Con cui osservano il mondo
Le immagini raggiungono il cuore
Da cui smistano pensieri che gettano ponti
Tra isole di compassione
Da offrire alla Madre Terra

Un giorno vivremo tutti nello stesso pianeta
Non ci saranno più spazi colmi di orrore
Nessun ponte a unire o dividere
L'empatia sarà un morbido cuscino
Riempirà ogni spazio di comprensione

venerdì 18 novembre 2016

Rapsodia - N_M_O - Dinka


Su Rapsodia del 31 ottobre 2014

______N_M_O

Danzerò nel vuoto
Degli inutili e reietti
Scivolerò sugli avanzi
Di questo nuovo dis_ordine


Mi inabisserò tra le urla
Degli ultimi inascoltati

Precipiterò sull'ignoranza
Di armi intelligenti

Darò forma e valore
A chi non ha consistenza

Nello schema del

~ NEW ORDER ~

Ed infine danzerò 
Sul tuo vuoto
Perché ogni mio passo
Scuota tutti i tuoi sensi
Assopiti da scie fantasma
Subliminati con note 
Dal ritmo Oscurante
Affinché per te
Non suoni mai più
Nessuna sveglia

Li io danzerò per te

Canto del futuro - Dinka



Un giorno daremo fuoco ai cellulari
A tutti i nostri aggeggi infernali
Ci conosceremo solo di persona
Non sarà possibile sbagliare

Scriveremo i nostri diari 
Lo faremo solo per noi
Li terremo chiusi a chiave
Nessun altro ci leggerà 

Tutti i nostri amici resteranno tali
Se avremo dubbi ci guarderemo in viso
E se qualcuno ci delude
Non avremo troppi rimpianti

Alcuni dicono che un tempo era così 
Vecchi babbei che parlano sempre
Con gli occhi persi nel tempo
Ma chi crede più nelle favole?


art da Insane Asylum di Kathi McDonald

giovedì 17 novembre 2016

AGGIUNGI UN POSTO... Emigrazione Diritto di Asilo e Accoglienza


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Il 22 novembre prossimo, a Pesaro, si svolgerà questo evento legato alla #CarovanaXSalonicco di cui anche io ho fatto parte lo scorso agosto. Viaggio tra i campi profughi ex Idomeni, ridistribuiti intorno a Salonicco dal governo Tsipras. Se volete comprendere il fenomeno profughi è un'ottima occasione per saperne di più direttamente dalle parole e immagini di chi ha incontrato i rifugiati e lo ha fatto da libero cittadino, senza catene imposte dalle ONG e varie. Vi consiglio di andare. E' un incontro organizzato dalla Sala del Quartiere 7 di Pesaro.

lunedì 17 ottobre 2016

CASABLANCA N. 46 - RIVISTA INDIPENDENTE


Corpi in transito 
(per il campo rifugiati di Softex)

Sono quella che piangeva da sola
Ogni notte nel dormitorio
Lutti bianchi inconsolabili
Mi tenevano sveglia
Domande feroci
Con risposte assassine
Non conciliavano il sonno

Sono io 
Sono sempre quella
Che di giorno offriva sorrisi
A chi li aveva dimenticati
Dentro un sogno chiamato libero

Ora che sto dentro al mio letto
Non dormo lo stesso
Ho dei tarli che scavano in testa
Senza via di uscita
Proprio come loro...

Casablanca Storie dalle città di frontiera

E' una rivista più o meno come il vecchio Avvenimenti ma con metà pagine (la stiamo facendo a cambiali). Dei "vecchi" per ora ci siamo io, Graziella Proto e Lillo Venezia (quello del "Male": è il più moderato e ragionevole dei tre, dal che potete capire il livello medio della banda), con Shining alle tastiere. Poi c'è una decina di giovani giornalisti venuti su ora; e, al solito, i vecchi e nuovi compagni che si stanno arruolando in questi giorni, appena sentito il segnale, al solito, alla garibaldina. Al solito, non pretendiamo di far tutto da soli: contiamo sul fatto che, facendo partire concretamente un primo gruppo, ne nasca un processo virtuoso che metta in moto in Sicilia e dappertutto qualcosa. Rita, Berlusca, Provenzano, le speranze, i cortei: cosa c'è più da aspettare? Quando, se non ora?


Fra i vari interessantissimi articoli, un mio intervento a proposito dell'esperienza nei campi profughi a Salonicco. Supportate le voci libere, leggete e condividete. Cliccate il link qui sotto




mercoledì 3 agosto 2016

Diario: Un giorno nei campi profughi - Dinka

#RefugeesWelcome #Freeborders #CarovanaXSalonicco #StayHuman

Sapevo che sarebbe stata dura. Mi sentivo in qualche modo preparata a quello che avrei visto, al senso di indignazione e impotenza che avrebbe penetrato le sinapsi fino a raggiungere il mio nucleo più puro e indifeso. Ma l'esperienza non puoi immaginarla prima, per quanto ci provi esiste sempre quella piccola variante che fa prendere al tuo pensiero una strada imprevista e si serve da se, senza il tuo parere. 
Stavo li partecipando,  osservando, assorbendo. Non distribuivo perché occupata a documentare il tutto con foto e video.
A un certo punto ho visto come una mappa tracciata da qualche parte dentro la mia testa in un punto imprecisato tra il centro del mio cervello e dietro agli occhi. Stava li e io potevo vederlo, un immenso disegno criminale e irreversibile di questa schifosa macchina disumana ma organizzata dove tutto si conclude nel modo voluto, collaudato e prestabilito, con una precisione e un meccanismo da accapponare la pelle perché comprendi subito quanto sia perfetto. Un annientamento totale e senza via di fuga: li bombardi, li costringi a diventare profughi, li blocchi da qualche parte con la scusa dei confini, li alieni, li confondi e indebolisci permettendo anche che venga spacciata droga pesante nei campi, deleghi associazioni varie alla raccolta delle donazioni delle quali solo una infinitesima parte arriva a destinazione mentre sul resto ci lucrano lautamente. Poi gli prendi i figli che gli restano in vita arruolandoli in una "guerra santa contro l'infedele" con l'illusione di un riscatto e una vendetta che immancabilmente si ripercuoterá sul resto del mondo, innescando un altro meccanismo perfetto e collaudato: la paura! Da qui alla conquista totale dei corpi e delle menti del resto della popolazione a mezzo della più che richiesta militarizzazione in nome della protezione è solo conseguenza.
La rabbia ha invaso l'anima, il cervello e mi ha ingorgato gli occhi.


Foto dg Dinka

venerdì 8 luglio 2016

Un tempo mi chiamavano per nome - Dinka

 

Sai, non sono sempre stato così pezzente
Anche se a volte nemmeno ci credo 
So che un tempo non lontano
Ero come te 

Era bella la mia famiglia
Avevo un lavoro, lo stipendio a fine mese
Le vacanze programmate
Una casa e l'auto

Non so dirti come tutto è cambiato
Ricordo solo le bombe
E le gambe del mio vicino
In due punti troppo distanti
E il suo bambino steso
Sulla parabola del mio televisore

Quello che è successo dopo 
È solo incubo e terrore
Un rumore più forte
E stringevo i miei bambini
Che mi guardavano 
Con occhi di cielo
Stare al lavoro era tremendo
Pensavo tutto il tempo 
Al figlio del vicino
Appeso troppo in alto
Con la testa squarciata
Che gocciolava giù


II
Un giorno tornando da lavoro
Sentivo le bombe
Vedevo il fumo delle macerie
Mentre correvo a casa e pregavo
Pregavo che no, non fosse casa mia 
Tutta quella polvere nel cielo
Ricordavo i miei vicini e urlavo forte
Non so che pazzia mi ha preso
Ma quando ho visto i miei bambini
Bianchi di paura e di detriti
Ho preso quel che potevo 
Ho preso mia moglie
Ho preso i miei figli
E folle di terrore ho cercato un mezzo
Qualsiasi modo era ok se ci portava lontano
Dalle bombe, dai soldati, da quell'inutile guerra
Mai voluta, mai compresa


II
Ora siamo qui, poveri tra i poveri
Ci fanno sentire sporchi e ladri
Ci chiamano profughi, rifugiati
Un tempo mi chiamavano per nome
Sembra una favola
Ma un tempo avevo una vita normale

Tu dici: Siamo tutti poveri, oggi
Hai mai visto un campo profughi?
Hai mai dovuto guardare i tuoi bambini
Mentre gli manca tutto 
E tu non puoi dargli niente?
Sorridere fiducioso alla tua donna
Che ti guarda con occhi di silenzio
Conoscendo ogni suo singhiozzo
Represso tutte le notti 
Sotto la maledetta tenda
Che è l'unica cosa che possiedi
L'unica cosa tra la tua vita
E tutto quello che sta fuori
Sorriderle mentre vorresti sprofondare
Promettere te stesso al diavolo
Pur di vedere i tuoi cari fuori 
Da questo incubo senza data di scadenza


V
Nessuno di noi ha scelto tutto questo
Devo farmi forza ogni mattina
Per ricordare chi sono 
Mi ripeto che ho diritto a un pezzo di mondo 
Insieme ai miei figli
Lotto per loro a cui non so cosa insegnare
Perché in questo posto non c'è nulla da imparare
Allora gli racconto la favola del mondo ideale
Dove la vita di un uomo
Non dipende da pezzi di carta scritta
Di un mondo senza filo spinato 
Dei da pregare
Tutti i colori uguali 
Un mondo in cui ciascuno sceglie
Semplicemente di vivere e costruire

Racconto favole, favole ...
Fino a sfinirci
Mentre altri uomini in divisa 
Ci guardano da lontano



immagini dal web di Syria e Idomeni

giovedì 19 maggio 2016

Racconterò tutto a Dio - Dinka


Volevo dirlo a dio
Raccontargli ogni cosa che ho visto
Tutto il dolore sparso sulla terra
I bambini bombardati nelle loro case
Le bambine stuprate nei campi profughi
Volevo dirlo a dio
Raccontargli tutto
Ma lui non c'era sulla terra
E non lo trovo neanche in cielo
Chi abbraccerà queste anime adesso?
Chi le proteggerà?
Perché se dio non c'è nemmeno in cielo
Ditemi qual è la differenza
Tra il corpo e l'anima...




domenica 8 maggio 2016

INCONTRO CON JACK HIRSCHMAN



Le Brigate Poeti Rivoluzionari Organizzano un incontro con Jack Hirschman al Centro Sociale Ex Karcere di Palermo

CLICCA QUI 
PER L'EVENTO




LA CASA DEL TRAMONTO

“ridiventa straccio 
 
 e il più povero ti sventoli”
 
(Pier Paolo Pasolini, “Alla bandiera rossa”)

Poggio la mia bocca sulla tua miseria, New Orleans,

inondata e inzuppata di morte.

Qui giace: enormi mucchi di bugie sulla guerra, questa prigione

cimitero galleggiante grida di rabbia

al respiro finale. Qui, all’ultimo delta,
desiderio disteso sul fianco, è derubato, e girato

sottosopra dal suo stesso governo, e soffocato.

L’estate è finita e la vita è morta,

e ‘round midnight tutte le speranze sono saccheggiate.

Nessuno verrà fuori pulito da Katrina
a 
New Orleans in questa

Casa del Tramonto che sta affondando.

Corpi così neri e così blu perché hanno amato

chi non gli avrebbe sputato sulle scarpe se avessero avuto

bisogno di una lucidata. Figuriamoci qualche spicciolo. O acqua.

America, sei sempre stata terra bruciata

nelle nostre bocche, sempre un battesimo di merda,

sempre una pioggia di disastro che scorre

lungo i vetri dei nostri occhi infranti.

Ora i nostri stracci sono i più laceri,

il nostro jazz il più triste, i nostri poveri i più poveri

che si possano portare al mercato delle pulci dell’anima.

Ora che tutto è perduto e c’è soltanto il nulla
da perdere… “Viva il coraggio

e il dolore e l’innocenza dei poveri!
”
La vera bandiera è a brandelli.

Cominciamo a sventolarla.


THE HOUSE OF THE SETTING SUN


“became a rag again 
 
 and the poorest may wave you”
 
 (Pier Paolo Pasolini, “To the Red Flag”)

Put my mouth to your misery, New Orleans,

inundated and soaking with death.

Here lies: war lies piled so high, this floating

prison of a cemetery cries out of rage

at the end of its breath. Here, in the last delta,

Desire lies on its side, is rolled, and rolled

over upon by its own government, and crushed.

Summertime is over and the livin’ is dead,

and ‘round midnight all hopes are looted.

No one will come clean of the Katrina

of New Orleans in this sinking

House of the Setting Sun.

Bodies so Black and so blue from loving

what wouldn’t spit on their shoes if they

needed a shine. Let alone a dime. Or water.

America, you were always scorched earth

in our mouths, always a baptism of crap,

always a rain of disaster streaming
down the panes of our broken eyes.

Now our rags are the most torn,
our jazz the most blue, our poor the poorest

that can be worn in the soul’s thrift-shop.

Now that all is lost and there’s only nothing

to lose … “Long live the courage

and the sorrow and the innocence of the poor!
”
The real flag’s in tatters.

Begin to wave it



Jack Hirschman nasce nel Bronx il 13 dicembre del 1933.... un luogo, un destino. Comincia a scrivere prestissimo incoraggiato anche da Ernest Hemingway. Insegna inglese all’Ucla e negli anni ’60 ha tra i suoi allievi giovani che avrebbero cambiato la storia dell’arte e della musica: Jim Morrison, Gary Gach.

E’ in Europa quando scoppia la guerra in Vietnam, con la sua drammaticità, la sua violenza, con il suo dolore, il suo orrore. Torna negli Stati Uniti ed inizia la sua battaglia personale da artista e da uomo contro la guerra aiutando gli studenti a scappare dalle grinfie dello Stato che tenta di arruolarli. Per questo tipo di attività considerata contro lo Stato, viene licenziato dall’Università. continua ....

lunedì 18 aprile 2016

Pinseri nivuri - Dinka


L'occhi abbiliati
Chi talianu n'terra
Li pusa cu li pugna stritti
Nun sannu cchiù 
Dunni tuppuliari

L'arma ngusciata
Ti dici tutti l'jorna
"Vatinni! Caà nun c'è nenti pi tia"

Lu cori sparpagghia
Pinseri nivuri comu la pici
E lu suli c'allumina sta terra
Maliditta e bedda
T'addulura chiu assai
Si pensi a du postu ca' nebbia
Dunni l'unica cosa bona
È lu travagghiu ca nun manca

Allura chiudi l'occhi 
E t'insonni d'essiri briganti
Nenti casa
Nenti travagghiu
Nenti di nenti

Picchì la muntagna
Avi lu cori ranni
E nun t'addumanna pizzu
Nun ti duna tradimentu
T'arripara e protegge
Ti duna a manciari
Ti leva la siti

E lu suli chi ci nasci d'arrè
Ti ridi comu li picciriddi
Ca sunnu ancili nnuccenti

°°°

Gli occhi avviliti
che guardano a terra
I polsi con i pugni stretti
Non sanno più
Dove bussare

L’anima angosciata
Ti dice ogni giorno
“Vai via! Qui non c’è nulla per te”

Il cuore distribuisce
Pensieri neri come la pece
E il sole che illumina questa terra
Maledetta e bella
Ti da ancora più dolore
Se pensi a quel posto con la nebbia
Dove l’unica cosa buona
E’ il lavoro che non manca

Allora chiudi gli occhi
E sogni di essere brigante
Niente casa
Niente lavoro
Niente di niente

Perché la montagna
Ha il cuore grande
E non ti chiede il pizzo
Non ti tradisce
Ti ripara e protegge
Ti da cibo
Ti toglie la sete

E il sole che le nasce dietro
Ti sorride come i bambini
Che sono angeli innocenti


photo Sebastiao Salgado

venerdì 8 aprile 2016

Moglie single di palestina - dg Dinka


Nelle mie notti di solitudine
Quando i nostri bambini 
Infine tacciono nel sonno

Faccio l'amore col tuo seme

Immagino di averti dentro
Con disperato ardore
Ricordando i tuoi sguardi
Dal vetro della prigione

E se dopo nove mesi
Nasce il frutto del nostro amore
Posso convincermi che è vero
Io ti ho avuto quella notte

Quando i tuoi occhi
Si facevano materia
E le tue mani
Come palme benedette
Mi accarezzavano la pelle
Con la forza del pensiero
E il desiderio di stare insieme

_________________________________________________________________
“(Single) Women” è un progetto del fotografo italiano Antonio Faccilongo: racconta la storia delle madri, delle mogli e delle figlie dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane (circa 7 mila persone, di cui quasi mille rischiano pene pari o superiori ai 20 anni). Le immagini, scattate nelle case dove questi uomini hanno vissuto, raccontano l’attesa delle donne rimaste sole.
A causa del sistema di sicurezza della polizia israeliana, queste donne palestinesi hanno moltissime difficoltà a incontrare in carcere i mariti e le visite coniugali non sono permesse. Il contatto fisico è vietato, a eccezione dei bambini dei detenuti. Molto spesso durante questi incontri diretti avviene uno scambio: di sperma. Faccilongo ha raccontato che alcune di queste donne hanno fatto ricorso alla fecondazione in vitro clandestina per concepire dei figli dai mariti che stanno scontando condanne a lungo termine. 

Vedi qui le foto >> Single Women



giovedì 7 aprile 2016

Per quel nero petrolio - dg Dinka

Barricate al neon luccicano dietro ai cervelli assopiti
Sul tavolo delle trattative flash di desideri costruiti 
Da banche, multinazionali e famiglie influenti
L'umanità ha troppo da fare per sbarcare il lunario
O salvarsi la pelle oltre un muro che li opprime
Pagare rate su rate per una miserabile vita
I contratti di lavoro sempre pronti a scadere
Pizzi di mafia e Pizzi di stato
Città a forma di cappio che mentre ti fanno andare in tondo
Ti stringono verso il centro di aree pedonali
E vetrine con prezzi da cardiopalma
La ribellione ti scalda, l'impotenza ti avvilisce
Tutto ti spinge e comprime
Ma ecco la nuova El Dorado 
Lì puoi trovare gioia e calore 
Quei sogni tanto decantati li trovi realizzati
Il centro commerciale ti accoglie con musiche e colori
Non attende che te per esaudire ogni tua brama
Le insegne indicano un futuro certo e perfetto
Con un nuovo cellulare 
Un nuovo arredamento usa e getta
Quelle lenti da sole che ti fanno assomigliare
Al calciatore più quotato visto al telegiornale
Intanto gli stranieri si bevono il nostro mare
Ci lasciano a terra su un suolo svilito, appestato
Svuotato di frutti colorati, turisti accaldati
Ossigeno sfiancato da un petrolio 
Che brucia pure i pensieri più ribelli
Rilasciando tumori e disfunzioni
Per arricchire quella branca sanguisuga
Del capitalismo assoluto: 
Chemio Radio et Farmaco

foto dal web

venerdì 1 aprile 2016

La Poesia - dg Dinka


Non va urlata con la voce
Essa grida dal l'occhio che la legge
Percuote come un tuono l'udito
Di chi sente

La Poesia è quel brivido potente
Che non conoscevi ancora
La coscienza che oscilla 
Come fronde allo scirocco
Una tempesta di fuoco e ghiaccio
Nella testa

La Poesia è un non luogo
Nello spazio_tempo
Il punto sospeso allo Zenit
Mentre si specchia sul Nadir

È violenza delle parole
Nel silenzio della mente aperta
Nella notte solitaria
Dell'emozione umana

La Poesia non va urlata
Ma grida forte dentro me
Sovrastando 
La mia consapevole 
disperazione


art Sylwia Makris