martedì 30 settembre 2014

Silvana Di Girolamo (Dinka) - Uno è trasparente


I dispiaceri
Come spesse gocce
Di melassa amara
Ti restano appiccicati 

Addosso

Sottile velo di quello che
- strato su strato -
Un giorno diverrà 
Il tuo sudario

ph dal web

lunedì 29 settembre 2014

Silvana Di Girolamo (Dinka) - Ancora un battito

            Resisti cuore oltraggiato
            Continua la tua corsa

            Battimi il tempo
            Non spaccarti ancora
            Non aprire le tue vene

                ................ Resisti
                Resisti ................

            Anche quando
            La tua stessa carne
            Diserta il tuo sangue

                  ph dal web

Silvana Di Girolamo (Dinka) - La solitudine


Una sedia vuota
Un cuscino pulito
Una mano ormai sola
Una tazza che non si usa più
Un tavolo troppo grande
Da apparecchiare in punta
Una cornice occupata
Discorsi interiori
Monologhi  incessanti
Rivolti a chi non è più li 

............ Con Te ...........

ph dal web



domenica 28 settembre 2014

Massimiliano Cerreto - Nove - Racconto psichedelico (Del capovolgimento della morale)

Immagine di Matteo Arfanotti "Il mago"

Il prato si aprì di verde lasciando che il viola scivolasse via. Nove uomini entrarono lasciando i loro 
costumi all'ingresso. E una cassiera, e un cameriere, e un pavimento a scacchi, e lo strano silenzio 
che facevano le scarpe di velluto del padrone di casa. "Benvenuti", dissero in coro tutti gli orologi.

"Piccola illusione ottica l'esistenza, non trovate?", chiese loro. Il primo degli uomini iniziò a 
giocare con una trottola, che era lì in un angolo: mille scie luminose lo avvolsero. Il secondo 
osservò lo specchio sul soffitto, ma non vide se stesso: dentro c'era suo padre che lo rimproverava 
per non aver fatto i compiti. Vi lanciò contro un sasso e si ritrovò in frantumi.

"La festa sta per iniziare, seguitemi", disse il padrone. Una donna vestita solo di sé accolse i sette 
nel salone. Nel contro tempo, un pianista cieco mordeva i tasti del pianoforte nel tentativo di 
scoprire che sapore avesse la musica. Il terzo uomo trovò la chiave di violino appesa su di uno 
spartito: le sue dita erano diventate carta adesso, e così anche il resto del suo corpo.

"Accomodatevi pure", disse mostrando la grande tavola. Informi creature versarono il loro sangue 
nei calici affinché potessero brindare. E carne ovunque che chiedeva di essere sacrificata in nome 
della felicità. Il quarto uomo divenne piatto, e il quinto un coltello, e il sesto una forchetta.

"Potete continuare ad ostentare la vostra normalità, ma è davvero questo quello che volete?", 
chiese loro. E il veliero del quadro sul camino incominciò ad affondare mentre il settimo uomo 
inutilmente cercava di arginare la falla apertasi nella sua mente.

"Nessuno vi ricorderà più: siete solo pagine strappate di una storia che non è mai stata scritta". 
Cubiti di caratteri schiacciarono la maiuscola presunzione dell'ottavo uomo, che pensò di sfuggire 
all'oblio firmando a stampatello il suo volto rigato dalle lacrime.

"Tra un po' scenderà la notte, lascia che ti mostri la tua stanza". La scala a chiocciola si srotolò dal 
soffitto permettendo loro di salire. Il letto era ancora disfatto dai sogni dell'ultimo ospite. Come un 
baldacchino, un aquilone spiegava le sue ali immobili sul letto occupato adesso dal nono uomo: il 
sonno del cuore lo trasformò in un blocco di ghiaccio.

L'alba entrò dalle finestre, il vento spazzò via le ceneri dei peccati, e il sole bagnò nuovamente il 
prato.

©Massimiliano Cerreto -  Titoli provvisori per un romanzo postumo

venerdì 26 settembre 2014

Silvana Di Girolamo (Dinka) - Prospettive

È solo un'illusione
Una questione di prospettive
Tu mi guardi e mi vedi volare
Io mi sento e mi vedo schiantare


ph dal web

giovedì 25 settembre 2014

Silvana Di Girolamo (Dinka) - Inseguendo sogni morti


I suoi occhi mi seguivano
Due sentieri stretti e bui
Capaci di soffocare
Ogni altro sguardo 

La luce singhiozzava 
In un angolo spento
Di negazione subita
Nemmeno la morte 
È così buia

Un guizzo degli occhi 
Color giallo lupa
Accende ora un raggio di polvere
Crolla la sua cornice cogitabonda

Le spine vengono via una alla volta
Sconficcando i pensieri 
Facendoli sanguinare 

Le idee prendono forza
Gocciolando fuori 
Mortificano quel buio

Uno sbocciare di materia
Circonda la corteccia
Come sughero su quercia

Il buio spacca in luce
Feritoie laceranti
Invadono e asservono

La prima ragione chiede
Cosa è stato?

La seconda ragione dice
Era tanto buio

La terza ragione grida
Tutti dentro!



art Manuel de los Galanes - No tan felices




mercoledì 24 settembre 2014

Silvana Di Girolamo (Dinka) - Il Fiore che uccide


Lui la carezza con gli occhi
Poi poggia le mani
sui suoi fianchi

Qualcosa di dolce nasce
Che gira nella pancia 
E si apre 
Come un fiore carnivoro 

Affamato

Spande i suoi effluvi
Per catturare i suoi desideri
Stilla lacrime di ostrica 
Che avvincono come miele
In attesa del fuco 
Che per lei 
Nascendo 

Morirà


ph dal web


Federico Orlando - Where did you sleep last night (Murder Ballads)


A occhi chiusi è più facile traslare la mente rispetto alla realtà, immaginare di avere una persona che ti sfiora la pelle, prima con la punta delle dita poi sopra a compiacersi del tuo sapore. Lei gemeva sul letto, il suo respiro si faceva sentire sempre di più mentre la lingua del marito scendeva dal collo al petto, arrivava alla pancia e si fermava roteando attorno all'ombelico morbido e lei chiudeva gli occhi e sperava che il marito non si accorgesse di nulla e ad occhi chiusi è più facile viaggiare e lei si rivedeva nei boschi a stringere muschi e ciuffi d'erba per il piacere, sentiva il vento e qualche grillo e la sua schiena contro le rocce che premevano a farle male - ma mai aveva pensato di fermarlo, per una sera era stata padrona della notte -, e la lingua del marito adesso scendeva, scendeva a scoprire quella bugia che tante volte lei aveva provato a coprire con altri odori, olio d'oliva, sandalo, fiori ma questa volta no, non era riuscita a nascondere l'odore dei pini.
Il marito si ferma, le sue mani non cercano più, la sua lingua si ritrae, i suoi occhi strangolano.

I rami affilati tagliano, incidono, la pelle è corteccia che si stacca dalla carne, la bucano come aghi e nella foga i lamenti di dolore si mischiano ai passi pesanti che frantumano foglie secche, i versi degli uccelli complici sui rami e poi altri tagli e altri aghi tra le cosce nude e sulla schiena, il marito trascina il suo corpo tra le foglie morte, in una mano i capelli di lei, nell'altra l'accetta che quei boschi conoscono bene; e adesso lei è strisciante, nuda, le radici degli alberi le rigano la pelle, quegli alberi complici di passioni sbagliate, di frenesie sbagliate, di desideri e pruriti sbagliati e di quell'odore di pini che adesso sembra l'unica cosa vera e l'odore si fa più intenso, sempre di più, l'odore dei pini vorrebbe scavare, scavare dentro e abbattere strutture, distruggere e ricostruire.

Tutto si ferma. Gli occhi di lei vedono solo foglie dal basso e una luna che crea suggestioni di morte, poi la voce del marito – mia piccola ragazza – dice – dove hai dormito la scorsa notte? - lei lo guarda e vorrebbe rispondere, gli occhi gonfi di ecchimosi e la gola pastosa di sangue, lei lo guarda ma non risponde e prima che l'accetta si abbassi, l'odore dei pini riempie i suoi polmoni e si attacca alla sua carne.

foto da Antichrist

Silvana Di Girolamo (Dinka) - Caramelle


Le parole sono come caramelle  

Si sciolgono in bocca

Hanno un buon sapore

Ma non ne resta traccia 



ph dal web



martedì 23 settembre 2014

Silvana Di Girolamo - (Dinka) - Mi rimpiangerai


Lo so che un giorno mi sorprenderai
Mi prenderai nel modo che non mi aspetto
Mentre sorveglio quei cancelli 
Da cui ti attendo arrivare

Sarà con un "oooh" di stupore
Che cederò le armi
Quell'attimo di sgomento
Ti darà la mia resa

Chiuderò gli occhi
Forse un sospiro uscirà
Dai polmoni sfiatati
Nell'abbandono della carne 

Mi rimpiangerai
Quando la noia sorprenderà te
Il ricordo dei nostri agguati
Ti allargherà in un sorriso

Che solo tu saprai

Perché io 
Non ci sarò più


Ph Adam Martinakis


Silvana Di Girolamo (Dinka) - Equilibri


E mentre sto a chiedermi se esiste un confine tra il prevaricare e farsi prevaricare, penso che ci si fa sempre male.

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lunedì 22 settembre 2014

Monica Cazzaniga - Il ragazzo inquietante

ph web


Il ragazzo inquietante
Quando mi guarda ha occhi dolci
E parla a voce bassa
Talvolta allunga la mano
A sfiorarmi il collo
Credo che giochi a imbarazzarmi
Poi si imbarazza 

Il ragazzo inquietante 
Ieri era ubriaco
Mi cantava qualcosa
Senza guardarmi negli occhi
Ho allungato la mano
A accarezzargli il braccio
Giocavo a confonderlo
Poi mi sono confusa
Il ragazzo inquietante
È un cazzo di nazista 

Io odio i nazisti
E non mi interessano i ragazzi
Ma lui ha occhi dolci
E mi parla a voce bassa
La mia ragazza dice
Che sono impazzita
Che quel ragazzo è
Proprio inquietante
Di quelli che è meglio
Girargli alla larga
Però certe sere
C'è il ragazzo inquietante
A guardarmi con occhi dolci
A parlarmi con voce bassa.




Nota: la foto ritrae l'Hotel Der Oper (quello de Il Portiere di Notte).

Silvana Di Girolamo (Dinka) - Ti cerco ....


Ti cerco 

in ogni bolla della mia saliva 

sulla punta dei miei pensieri 

.... Ti cerco ....


ph dal web

domenica 21 settembre 2014

Silvana Di Girolamo (Dinka) - Rosse le nostre parole


Rosso è il sangue con cui scriviamo

Rosso è l'inchiostro delle nostre vene

Quando raggiunge la carta

Un attimo

Si dissecca

Come le nostre parole

Al contatto dell'aria



ph dal web

sabato 20 settembre 2014

Silvana Di Girolamo - (Dinka) - Senza titolo numero zero

Ph Francesca Woodman


Sono malata dentro
Consumata
Ho già vissuto 
Cento volte questa vita
La noia mi stringe
Tra le sue mani di cartapesta
Che puzzano di colla e petrolio

Annaspo
Smozzico il fiato
Cerco boccate fresche
Respiro un untume appiccicoso
Che mi incolla l'anima al corpo
E mi impedisce di volare

Come la vita di un impiegato
Ogni giorno lo stesso percorso
Una condanna di Sisifo

Devo trovare un'altra strada
Pestare altro asfalto
Nuotare in altri liquami
O lasciare tutto e andare


venerdì 19 settembre 2014

Andreas Finottis - Solo un altro relitto

ph dal web

Sono il rettile di questa umanità
striscio nei vicoli dimenticati,
piscio nei luoghi affollati
passo inosservato
fra le crepe del muro di questa civiltà
Ho preso a calci nei coglioni il maschio alfa
non ho orgogli, gelosie, invidie.
Sono io
quel derelitto
stonato e sbadato
che ha ammazzato ogni istinto
e tarla le basi
di ogni glorificato stereotipo.
Sono il non esistente
che ha cancellato
ogni stupida forma
d'esistenza.
Rimango
nel mozzicone di sigaretta
annegato nella pozzanghera
con un'altra notte
volata via
e i migliori momenti
in sparse briciole sul marciapiede
mangiate dai piccioni scagazzanti
o schiacciate dalle scarpe d'ordinanza

di gente veloce.





Silvana Di Girolamo (Dinka) - I cattivi pensieri



Uccidere i cattivi pensieri

Tutti i giorni

Sorvegliare che siano 

Veramente morti!

ph dal web

giovedì 18 settembre 2014

Silvana Di Girolamo (Dinka) - Senza titolo 45

ph web

Scrivo poesie lavandomi la bocca
Sciacquo le idee 
Nel mio torrente interiore

Sto col dito puntato sui miei difetti
Perché nessuno dica mai
Ti credevo diversa

Una cometa mi cade in testa a giorni alterni
Piccole forme di vita
Mi infestano il cervello
Mi sussurrano in un linguaggio
Che faccio finta di non capire

Allora urlano
Battono i piedi

Vorrei implorare il silenzio
Ma mi diverto a ignorarli
Loro martellano più forte
Incontrando la dura madre
Della mia ostinazione

Ma i difetti più teneri li tengo per me
Protetti dalla debolezza
Verso una vita dal ciclo incongruo



Silvana Di Girolamo (Dinka) - Non credo nei mai più.



Non credo nei mai più

Se lo hai fatto una volta 

E' probabile che lo farai ancora.

ph dal web

Cante Skuye - Riflessi[oni]

ph dal web

Non è che io non pensi a te, quando nuoto o quando mangio le arachidi,
mentre cammino lento o quando cado, sbucciandomi un ginocchio.
Non è che non pensi a te, quando vado in bicicletta, mentre il vento mi scompiglia i capelli o quando rubo un cono gelato dal frigorifero, senza farmi vedere da nessuno e lo ingoio tutto d'un fiato, per fare in fretta.
Non è che io non pensi a te, quando al mattino presto, mi sveglia un raggio di sole intrappolato dagli spazi delle tapparelle chiuse.
Non è che io non pensi a te, quando mi giro all'improvviso e la bellezza della natura mi sorprende sempre con i suoi colori.
Non è che io non pensi a te, quando mi fissi a lungo, dai bordi del mio sogno.
Non è che io non pensi a te, quando giocando a carte, mi viene a trovare la donna di cuori.
Non è che io non pensi a te, quando il sole, dietro la collina decide di oscurare la mia valle.
Non è che io non pensi a te, quando guardo i loro occhi, che tanto assomigliano ai miei.
Non è che io non pensi a te, quando sono lontano e ti vedo, nonostante tutto.
Non è che io non pensi a te.
E' che non ho bisogno di farlo.
E' che è una cosa naturale, come bere, come fare all'amore.


mercoledì 17 settembre 2014

Silvana Di Girolamo (Dinka) - Quanto può essere grande il cuore di un artista ... ! E il suo Ego?


Parole nella gola 
Che staccano il respiro
Ho ancora una dose di educazione
Da usare per una buona occasione

Attenderò un momento di bianca follia
Lascerò gocciolare l'inchiostro
Su altre studiate pause ad effetto

Parare senza schivare

Le rivoluzioni ti rubano il tempo
E si allontanano ad ogni passo
Come in quegli incubi
In cui non arrivi mai

Paro ma non schivo
Le tue frasi a doppio senso

I tuoi discorsi sono a tre corsie
Quasi mai nella stessa direzione
Dici e neghi mentre non dici e affermi

Per negare tutto
Per affermare ciò che neghi

Sono stanca
Ma non posso arrendermi

Me stessa 

(che non dorme mai)

Lo impedisce



animazione dal web


Silvana Di Girolamo (Dinka) - Haiku n. 4



Sento nell'aria

Bambini come gigli

Risate d'ambra


____ §____





ph web

Adele Musso - Moira degli elefanti

Era allo stesso tempo Moira e l’elefante, unico corpo due entità. Capelli neri, corvini, fluenti costretti in una coda che sembrava un mazzo di verdura di quella buona comprata al mercato di Valencia, il seno straripante dalla maglia sintetica dello stesso colore di orca innamorata, le cosce e il culo inguainati in un jeans che racchiude il mistero di come una volta indossato si possa togliere senza strapparsi via anche la pelle. Taglia elefante modello pachiderma. Lo sguardo da incantatrice di serpenti, labbra reduci da un ematoma non proprio recente, quando il sangue ristagna e il colore è di vino vecchio.
Per ogni finestra spalancata sul futuro, ognuno di noi ha una botola con vista su quello che poteva essere, lei apre la sua, le mani contratte sui bordi, lo sguardo rivolto verso il basso che risucchia nell’abisso, un pozzo di petrolio che ti lascia sporco e più povero. Le braccia senza occhi, senza dita, senza forza che stritolano il cuore e rompono le valvole mitraliche. Braccia incendiate che stringono aria che non riesce a sollevarti, ma ipnotizza. Anche i suoi capelli rischiano di finire prigionieri tra quei rami insensati e vogliosi.
Guarda Moira e dimmi qual è il dolore più grande. Il fallimento o l’equilibrio instabile su cui si reggono la tua e l’altrui esistenza? O è forse quello che ti annega tra le onde sempre uguali, tra le nubi concentriche dei pensieri? L’acqua è blu anche quando cambia e questo è un inganno accettabile. L’inganno di ogni sera sorridendo tu non lo accetti. Se solo potessimo comprenderlo e non applaudire come automi felici.
Richiudi! Questa notte è quella degli incontri, la discesa in un mondo che non esiste, che puoi vedere perché la mente supplisce alla realtà.
Moira ha il viso liscio e giovane, se la guardi, non pensi più né al circo né agli elefanti, flessuosa, la sua testa non conosce ancora la finzione e l’impalcatura che reggerà gli anni a venire. La torre che la farà sua prigioniera è ancora vuota. Nella piega della bocca è nascosto il desiderio d’immortalità. Ha dita lunghe e incorrotte con le quali disegna aeree promesse, l’eternità è un bluff, un volo di colombe che muoiono, ma non te ne accorgi hanno tutte lo stesso becco e lo stesso vestito. Questa notte il tempo è in equilibrio come la ballerina sul filo, è un patto con il trapezio e il tendone e il bazar che non conosce ancora l’invasione degli omini dalle facce gialle. Le ciglia sono ali posticce che sollecitano voglie e sogni proibiti, la voce? la voce è il segno che niente è irreale se non ciò che non vedremo mai. Dietro il tendone si muove qualcosa, forma ingombrante e indistinta. Il futuro ha fianchi larghi: attende. Moira sgrana gli occhi che le ciglia le arrivano quasi alla fronte e le lasciano rughe di kajal, guarda e vede se stessa attraverso uno specchio deformante. Con un frammento incide la sua voglia. C’è un modo per vincere e Moira lascia che la proboscide la afferri, la ponga in alto sulla testa del gigante. Diviene regina, in equilibrio come il miracolo dei suoi capelli che sfidano la legge di gravità e che le regaleranno la cefalea per la vita.

Moira esce e incontra la luna, sotto il tendone cominciano già a staccare i biglietti. La gente cerca il posto migliore, comincia a masticare pop-corn, qualcuno è venuto soltanto perché spera che accada qualcosa di forte, che la rete ceda, che il trapezista folle di gelosia molli la presa e lei bellissima cada inarticolata come una marionetta dalle sembianze di Barbie. Lei non vedrà i bambini terrorizzati dai clown che ridono per non ucciderti, non assisterà all’oltraggio dei purosangue ridotti a carne da macello, non vedrà neppure il domatore che umilia se stesso e il leone che sbadiglia stordito dai farmaci. Non sentirà la musica che assorda e stordisce e rende un grumo informe, il riso, il dolore e la fatica. Vede solo la verità della luna. Ondeggiano insieme il gigante che non sa dimenticare e lei, verso quella mezzaluna carica di promesse. La pista è vuota. Di questa vita resta acre e forte l’odore, quello lo porti sempre con te.



Adele Musso - http://www.aperturaastrappo.blogspot.it/


(ph dal web)

martedì 16 settembre 2014

Massimiliano Cerreto - Traum (Del sogno e del risveglio)

Renè Magritte, L'assassino minacciato, 1926


Nero, viola, blu, grigio, bianco: veli che cadevano via via davanti ai suoi occhi. Camminava sospesa nel vuoto, nel tempo capovolto, circondata da ricordi provenienti da tutti i futuri possibili.



Poteva riconoscere i suoi nipoti,

e le favole che aveva raccontato loro diventata anziana.
Poteva riconoscere suo figlio,
e il giorno in cui gli disse che sarebbe diventata nonna.
Poteva riconoscere, sì.
Anche ciò che non aveva ancora vissuto.

D'improvviso, senza che potesse accorgersene, sei uomini vestiti di rosso le si avvicinarono: fu così che le apparve la porta. Attraversala, urlò il primo, e così il secondo, il terzo, il quarto ed il quinto. Il sesto le bendò gli occhi e la spinse. Erano reali quanto le parole di uno scrittore o le promesse degli amanti, ma lei ebbe paura ugualmente.


E il rosso divenne il sangue che le scorreva nelle vene.

E il rosso divenne la terra su cui adesso poggiavano i suoi piedi.
E il rosso divenne l'animale ferito rifugiatosi in un angolo della sua mente.
E il rosso divenne la corsia d'ospedale in cui era stata portata.
E il rosso divenne il letto su cui giaceva immobile.
E il rosso divenne lo sguardo del medico.


Attraversa la porta, fallo adesso, oppure non potrai più tornare indietro: era la sua voce a parlare questa volta, ma come se l'ascoltasse provenire da lontano. 

Nessuna maniglia.
Nessuna serratura. 
Solo simboli che non riusciva a decifrare.


Arrivò il vento.

Arrivò il mare.
Arrivò il fuoco.
Arrivò l'albero.


Potrai andare via quando saremo uno, dissero il vento, il mare, il fuoco e l'albero. E allora poggiò le mani sulla porta diventando lei stessa porta e finalmente i suoi occhi si aprirono.



©Massimiliano Cerreto

P.S. Mi piaceva l'assonanza di Traum, sogno in tedesco, con trauma.

lunedì 15 settembre 2014

Eutanasia - Dinka

ph web

Vorrei dirti che mi basterà
Guardare fuori da quella finestra
Chiudere gli occhi e immaginare i profumi
Il calore e il pulviscolo del sole

Che mi basterà ricordare
Come era poggiare i piedi sulla terra
Fare forza spingendo per dare il passo
Come si piegava il mio ginocchio
Come faticavo sul mio magnifico tacco 12

Che non importa se adesso sto qui
Con il corpo immobile
La mente libera a galoppare
Giorno e notte
Lei visita ogni angolo della mia esistenza
Passa e ripassa su alcuni punti
Fugge veloce dove fa troppo male

Ma a volte si ferma
Si ferma e non vuole più andare
Perché tu lo sai
Che è tutta una bugia

Lo sai che non c'è vita senza movimento

Ci vuole tanto coraggio, si lo so
Ma tu lo sai quanto?

Ci vuole tanto coraggio
Anche per portarmi dove vorrei 

Adesso

Ma tu non puoi
Tu non vuoi ...




domenica 14 settembre 2014

Momo - Lei ...

ph Francesca Woodman

Per tutti una donna forte
Sempre all'attacco

Lavora
Ama
Gioca
S'inventa

Io la difendo da se stessa
Perché è con se stessa che è 
Forte
All'attacco
Spietata

La Amo!









Momo - L'Anima e le foglie

ph dal web

Sono nato a metà ottobre
Quando cadono le foglie 
E i fiori non ci sono più

Ecco
Mi sento così
L'anima è senza fiori 

La testa è vuota 
Non c'è nemmeno  una foglia

In genere sono felice di vivere 

Devo concimare il mio essere 
Aspettare i nuovi germogli.

ph dal web




sabato 13 settembre 2014

Silvana Di Girolamo (Dinka) - Una Nera Rosa




Vuoi sapere come lavo
Il nero dalla mia anima?
Con quale cenere
fabbrico la mia liscivia? 

Do fuoco al mio inferno
Lo do in pasto ai lettori

Truculenti piatti
Avidi assaggi
Di notti a filo di sonno

La coscienza sveglia
Dietro a occhi troppo larghi
Per non vedere il cuore nero
Come rosa rossa
Appassita

Tiro fuori tutta la mia collezione
Forbici rasoi bisturi coltelli

Una lama con forma 
Di punto esclamativo
Affonda 
Cercando intendimenti

(Mai trovati)

Ti intriga sapere
Con quali viscere
Mi dovrò confrontare
Prima di aprire la valvola
A quell'estintore? 

Non mi vedrai mai
Col viso amaro
E le labbra in giù
Affitterò una risata di allegria
Da gettare in faccia a te
Alla vita
Quando il bisturi che scava
Rimarrà impigliato
Nel mio stesso costato



ph dal web

Silvana Di Girolamo (Dinka) - Io la strana



Quella che ha il vizio 
Di trasferire sulla bocca
Quel che il cuore 
Le pulsa all'orecchio

Scomode parole
Fermentate
Sulla pancia gonfia
Di troppe indigestioni

Il tono spesso marcio
Di flatulenze nauseabonde
L'argomento un tabù
Di ipocrisia 

Il canto della civetta
Non porta male
Se sopporti di guardare
Quell'angolino buio

Io li ci vivo
Da li vi guardo

Da li vi sto parlando

ph dal web