Visualizzazione post con etichetta Stralci di Dinka. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stralci di Dinka. Mostra tutti i post

lunedì 25 gennaio 2016

Cara Madre - dg Dinka


Hai lasciato in fretta questa terra
Ora che hai valicato il passo
Sai come sono
Quello che faccio

Immagino che da quel luogo
Vedi tutto in modo diverso
Forse non ti stupisci
Mi trovi normale

Non ho mai avuto similitudini con te
A dire il vero ci stavo attenta
Madre a cui non diedi comprensione 
Perché tu me lo insegnasti

Ora che sei monda
Di atteggiamenti umani
Ti riconosco e mi ricordo di te
Mischiata a cento vite
Tue e mie

Mi resta il retaggio
Nella diffidenza delle altre donne
Pianeti troppo introversi
Per la mia carenza in materia

Continuo la strada
Dopo di te
E sai che non vorrei. 
Conosci la mia voglia di andare

Non ti chiedo un consiglio
So che la mia vita è già tracciata
Sconto altrui maledizioni 
Si, ancora adesso madre mia

E so
Che sola andrò 
Perché è evidente
Non ho più niente


Che senta mio

foto da Millennium

domenica 20 dicembre 2015

La morte è un resoconto - dg Dinka



È il secondo giorno che non ci sei
Il mondo si è accorto della tua assenza?
Chi ti viene a salutare parla parla parla...
È  interessante sentire
Come gli altri ti vedevano 
Prospettive... Sfaccettature
Che non collimano con le mie
Scopro gli aspetti che offrivi a ciascuno di noi
E mi chiedo:
Sono io che sono stata incapace di vederti?
Eri tu inadeguata nel porgerti a me madre bambina?

La nostra cecità era un binario doppio
La stazione iniziava forse nella mia nascita
Il capolinea ha coinciso con la scomparsa
Di una di noi due

Ora le radici sono io
Io
Che vorrei essere libellula


art Sebastiao Salgado


lunedì 15 dicembre 2014

Quando non esisteva WhatsApp (da Stralci di Te e di Me) - Silvana Di Girolamo


Art Adam Martinakis

Ci cercavamo. Il nostro volerci ci confondeva ma ci attirava come una scia fatale. Seguivamo le nostre tracce come fanno gli animali. Mi aggiravo dalle parti di casa tua dandomi ottime scuse, cercando di incontrarti. Portavo il mio bambino al parco nel tuo quartiere, gli facevo prendere un gelato nel bar sotto casa tua. 
Tu intanto stavi sotto casa mia ..... Eravamo troppo presi. Come sciami di api impazzite confluivamo l'uno dentro l'altra, mescolandoci e confondendoci, rimanendo poi più sconvolti di prima. 

Non ci bastavamo mai, ma non sopportavamo la forza di attrazione che ci rendeva schiavi. Più volte, dopo aver fatto di tutto per organizzare una giornata di fuga, ci siamo separati molto prima del previsto, decidendo che la nostra storia era troppo insana, dovevamo darci un taglio, per il bene di entrambi. 
Altre volte non riuscivamo a separarci. Percorrevamo gli ultimi chilometri verso le nostre destinazioni con uno strazio indicibile. Immagino che i gemelli debbano provare la stessa cosa quando vengono separati. E tutto questo ci faceva tanta paura. Allora ci lasciavamo, decidevamo di non vederci più. Ma era un taglio nelle vene dei polsi, morivamo ogni istante un po senza la promessa di incontrarci ancora. 
Allora non avevo ancora il telefono. Chiudevo a chiave la porta del negozio, attraversavo la piazza e ti chiamavo dalla cabina telefonica. Stavamo ore a parlare. 
Se riuscivamo a restare insieme per una notte non dormivamo un solo istante. Erano troppo preziose quelle ore per ucciderle con il sonno. Quando eravamo troppo stanchi restavamo a guardarci negli occhi, e ci innamoravamo ancora più perdutamente. 


martedì 9 dicembre 2014

Confessioni alla madre - da Stralci di me - Silvana Di Girolamo

photo Franco Gardiman


Mi negasti le tue braccia 
E il tuo sapore
Quando nacqui
Madre

Non mi avevi chiamata
Lo so (ostinata me)
Dovetti superare
La prima grande prova 

Resistere al tuo rifiuto 

Il gusto di prezzemolo bollito
Mi bruciava ancora in gola
Quando trovai il primo respiro
Incontrando il tuo sguardo ....

So che mi hai amata
Tuo malgrado
Tu che sei più figlia che madre
E mi hai cresciuta con dispetto e gelosia

Mentre io imbastivo
Diffidenza e rancore
Odiando me
Per esser nata femmina come te

Oggi che ho preso tutto
E conquistato il mio esser donna
Non ho imparato ancora 
ad esserti figlia


lunedì 8 dicembre 2014

Le mie dita - da Stralci di Dinka - Silvana Di Girolamo



Era facile odiarti
Con l'arroganza dei 15 anni

Le tue punizioni senza spiegare
Il veto su ciò che m'interessava
Quei risvegli bruschi la mattina

La tua autorità frustrata
La mia sete di libertà negata
Per tua stessa abnegazione

Non sono stati anni belli
Tranne quando andavamo al mare 
La tua severità mi castrava

Non sorprende quanto stridevamo
La mia irruenza soffriva
Ti faceva soffrire

Quando me ne sono andata
Ti è crollato il mondo addosso
È stato come se ti avessi tolto tutto

Quel tutto era la mia vita
Che finalmente stringevo tra le dita

Le Mie dita, delle Mie mani

art photo sconosciuto

giovedì 6 novembre 2014

Silvana di Girolamo da Stralci di me - Una come me


photo Digisilva
Ricordo. Quando ero piccola uno zio venuto da lontano mi offrì un gelato. Era al limone, quello vero, non fatto con il preparato come adesso. Avrò avuto cinque o sei anni. Quelli dei primi anni sessanta, quindi ero veramente piccola. Prima di svoltare l'angolo di casa cominciò a esortarmi a mangiarlo in fretta. Non voleva che i miei cugini vedessero, avrebbero potuto ingelosirsi, o dargli del taccagno, probabilmente entrambe le cose. 
Allora i gelati erano veramente "gelati". Io deglutivo e gelavo insieme al mio cono. Mi venne il mal di pancia. Ricordo che io manco lo volevo quel gelato, ma mio fratello disse "si" e mi trovai intrappolata. Perché per mio zio sarebbe stato un problema se avesse comprato il gelato solo a mio fratello. Cosa avrebbe pensato il gelataio? E i passanti vedendo quest'uomo camminare con due bambini di cui uno munito di cono e l'altra no? E non poteva certo dire a mio fratello "non ti compro più il gelato". Così dovetti mangiare il gelato che mi gelava e mi faceva male alla pancia. 

Ecco, è da questo che fuggo da tutta una vita. Questo dover fare le cose per forza, facendomi anche male. Tutto per delle stupide convenzioni sociali. Per paura!

Crescendo sono diventata la pecora nera della famiglia, del gruppo degli amici, della classe, dei colleghi. Sono una pecora nera non solo come figlia ma persino come madre, perché sempre inaspettatamente diversa. Quella che mette in imbarazzo, che ti costringe a riflettere perché  le sue risposte e le sue domande sono fuori dai canoni prestabiliti. (Una bambina non può rifiutare un gelato, e che diamine!) Ti guardano con quegli occhi che per un attimo hanno la lucina in fondo, che spengono subito dopo, la sopprimono come qualcosa di sconveniente e poco pratico. E cercano di sopprimere pure me che ho l'ardire di pensare a modo mio. Ti guardano come un elemento pericoloso. È così in fondo, sono un essere con cui non conviene avere a che fare, troppo impegnativo e anche rischioso. Chissà cosa potrebbe dire la gente a farsi vedere con una come me!


domenica 5 ottobre 2014

Silvana Di Girolamo (Dinka) - Lasciate la mia vita

Ho spezzato le mie parole dentro cavità auricolari
Che vibravano frementi al suono della mia voce
Note arrochite dall'ansia nel piacere dell'attesa

Ho spezzato sguardi troppo pesanti
Con occhi di pozzo
Respingendo ossidiane di malevolenza

Ho spezzato lance in nome di cose
Che la gente comune nemmeno vede

Ho spezzato la mia vita per non essermi piegata
Ricucendo e ingessando i miei dolori
Ripartendo alla carica con stampelle e bende
Ancora fresca di sutura e gesso

Sono così
Non mi fermo mai
Unico potere che ho sempre bramato
Gestire la mia vita
A modo mio


ph dal web

lunedì 4 agosto 2014

Dinka - Sessantotto (da Stralci di Me)

A casa mia se si parlava di me
Non erano buone parole

                                     Io pecora nera
Disperazione di quella famiglia
Con grandi sogni
                                         Piccolo borghese

                                                               La gente parla
                  Nemmeno     tuo     fratello     da     maschio

Questo si diceva
Quando di me si parlava

                                      Nella mia famiglia 


E le punizioni 
Quando sfilavo ai cortei
                                                                 Dovevi entrare in classe!
                                           Se col cavolo ...

E la gente, cazzo
Non facevo in tempo a tornare a casa
                           In quella famiglia
Che erano già stati tutti informati
                                  Dei miei misfatti

                                                                            Puttana 
                                        Cagna in calore 

È solo un attimo
                                          E hai perso la Tua verginità

               Nella mia famiglia

Soffoco ancora oggi
                                    Che sono lontana anni luce
Da quella famiglia

ph web

sabato 2 agosto 2014

Dinka - Stralci di me



Appartengo a quella generazione i cui genitori compravano un solo paio di scarpe a stagione ai propri figli, prendendole pure un punto più grande perche si sa, i bambini crescono in fretta. E siccome io sono cresciuta particolarmente in fretta, si pensava diventassi chissà quale valchiria. Arrivai ai dodici tredici anni sempre con tutto una misura o due più grande, tipo maniche della maglia ripiegate due e tre volte sul polsino, prima che i miei si arrendessero riconoscendo che più di li ormai non sarei arrivata. Ma la mia vera fortuna, anche se non sempre, fu di avere un fratello e non una sorella maggiore. Infatti nel secondo caso mi sarei potuta scordare del tutto di avere qualche cosa solo mia, che non provenisse dal guardaroba sorellaceo dell'anno prima! Già di mio fratello mi beccavo cartella e grembiule, i libri che allora non li cambiavano ogni anno, diverse maglie, spesso fatte ai ferri dalla mamma, con quelle orribili righe e trecce, la lana sempre un po infeltrita. 
Oggi parlavo con un mio amico, coetaneo, che mi raccontava con evidente contentezza che il figlio maggiore aveva un nuovo cellulare, di conseguenza lui avrebbe ereditato quello del figlio minore, il quale avrebbe preso il vecchio apparecchio del fratello. Una sorta di giro inverso, insomma! E ricordo sempre un mio professore che soleva dire: quando io ero piccolo comandavano i grandi; ora che sono grande comandano i piccoli e io non ho mai potuto comandare. 
Oggi comandano tutti e nessuno. Tutti quando c'è da prendere, arraffare, comandare. Nessuno quando c'è da prendersi le proprie responsabilità. 

ph dal web



lunedì 28 luglio 2014

Dinka - Ricordi & Riflessioni (da Stralci di Dinka)

Tanti ricordi scappano fuori dalle mie riflessioni .....! Stavo pensando alle nazionali con filtro che fumava mio padre, e a quei piccoli cerini, proprio di cera, che sfregati e accesi emanavano quell'odore inconfondibile, più forte del fumo della sigaretta, dentro la Autobianchi con i finestrini chiusi (Non esistevano ancora informazioni sul fumo passivo). Io inalavo il tutto tra le curve della statale mentre scendevamo in città, lui per il lavoro, io e mio fratello per la scuola. Erano silenziosi questi viaggi, tutti un po addormentati e incazzati. Io guardavo fuori dal finestrino, paesaggi bucolici, anche quello con le pecore al pascolo, simile a quello di fronte a cui da piccola avevo esclamato piena di entusiasmo: papà guarda c'è l'intervallo! Non potevamo saperlo ma la tv già ci lavorava il cervello, anche se erano i primi anni sessanta e di canale ce n'era solo uno che trasmetteva poche ore al giorno e alla mezzanotte, rigorosamente, c'era la fine delle trasmissioni. Guardavo fuori dal finestrino e insieme alle pecore pensavo come scappare, come farla in barba a tutti! Avevo quattordici anni e dovevo aspettarne ancora quattro per poter cominciare la mia vita. Fuori dalla famiglia, fuori dal giogo!





lunedì 14 luglio 2014

Dinka - Eravamo troppo belli - da Stralci di Me


Gli occhi degli altri vedevano amore
Le notti di sguardi di pelle di piccole grida 
Intimità palpitanti come anime in volo
Di giorno dolore 
Staccarsi per stupidi inutili lavori
Ritrovarsi a sera con il languore
La sete la dipendenza il bisogno di calore

Questo mondo è vigliacco
Permette la fine della perfezione
Non lo so come è stato
Il mondo di fuori è entrato
Ci ha devastati

Ritrovarsi la sera è diventato pesante
Scusa il lavoro son troppo stanca
E l'odore di lui che andava cambiando
I miei occhi di un verde sempre piu scuro

Poi un giorno ti accorgi 
che le fusa del gatto han più calore

Così finisce un amore

ph dal web