domenica 8 maggio 2016

INCONTRO CON JACK HIRSCHMAN



Le Brigate Poeti Rivoluzionari Organizzano un incontro con Jack Hirschman al Centro Sociale Ex Karcere di Palermo

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LA CASA DEL TRAMONTO

“ridiventa straccio 
 
 e il più povero ti sventoli”
 
(Pier Paolo Pasolini, “Alla bandiera rossa”)

Poggio la mia bocca sulla tua miseria, New Orleans,

inondata e inzuppata di morte.

Qui giace: enormi mucchi di bugie sulla guerra, questa prigione

cimitero galleggiante grida di rabbia

al respiro finale. Qui, all’ultimo delta,
desiderio disteso sul fianco, è derubato, e girato

sottosopra dal suo stesso governo, e soffocato.

L’estate è finita e la vita è morta,

e ‘round midnight tutte le speranze sono saccheggiate.

Nessuno verrà fuori pulito da Katrina
a 
New Orleans in questa

Casa del Tramonto che sta affondando.

Corpi così neri e così blu perché hanno amato

chi non gli avrebbe sputato sulle scarpe se avessero avuto

bisogno di una lucidata. Figuriamoci qualche spicciolo. O acqua.

America, sei sempre stata terra bruciata

nelle nostre bocche, sempre un battesimo di merda,

sempre una pioggia di disastro che scorre

lungo i vetri dei nostri occhi infranti.

Ora i nostri stracci sono i più laceri,

il nostro jazz il più triste, i nostri poveri i più poveri

che si possano portare al mercato delle pulci dell’anima.

Ora che tutto è perduto e c’è soltanto il nulla
da perdere… “Viva il coraggio

e il dolore e l’innocenza dei poveri!
”
La vera bandiera è a brandelli.

Cominciamo a sventolarla.


THE HOUSE OF THE SETTING SUN


“became a rag again 
 
 and the poorest may wave you”
 
 (Pier Paolo Pasolini, “To the Red Flag”)

Put my mouth to your misery, New Orleans,

inundated and soaking with death.

Here lies: war lies piled so high, this floating

prison of a cemetery cries out of rage

at the end of its breath. Here, in the last delta,

Desire lies on its side, is rolled, and rolled

over upon by its own government, and crushed.

Summertime is over and the livin’ is dead,

and ‘round midnight all hopes are looted.

No one will come clean of the Katrina

of New Orleans in this sinking

House of the Setting Sun.

Bodies so Black and so blue from loving

what wouldn’t spit on their shoes if they

needed a shine. Let alone a dime. Or water.

America, you were always scorched earth

in our mouths, always a baptism of crap,

always a rain of disaster streaming
down the panes of our broken eyes.

Now our rags are the most torn,
our jazz the most blue, our poor the poorest

that can be worn in the soul’s thrift-shop.

Now that all is lost and there’s only nothing

to lose … “Long live the courage

and the sorrow and the innocence of the poor!
”
The real flag’s in tatters.

Begin to wave it



Jack Hirschman nasce nel Bronx il 13 dicembre del 1933.... un luogo, un destino. Comincia a scrivere prestissimo incoraggiato anche da Ernest Hemingway. Insegna inglese all’Ucla e negli anni ’60 ha tra i suoi allievi giovani che avrebbero cambiato la storia dell’arte e della musica: Jim Morrison, Gary Gach.

E’ in Europa quando scoppia la guerra in Vietnam, con la sua drammaticità, la sua violenza, con il suo dolore, il suo orrore. Torna negli Stati Uniti ed inizia la sua battaglia personale da artista e da uomo contro la guerra aiutando gli studenti a scappare dalle grinfie dello Stato che tenta di arruolarli. Per questo tipo di attività considerata contro lo Stato, viene licenziato dall’Università. continua ....


Si avvicina al Partito Comunista e metterà la sua vita al servizio delle battaglie per i diritti civili, e per l’uguaglianza dei diritti.

Spesso si colloca Hirschman nell’ambito della Beat Generation a cui fu vicino sino alla fine degli anni ’50, ma da cui lo allontanano le posizioni politiche. Reputa infatti la Rivoluzione della Beat generation, una rivoluzione imbastardita, tipicamente borghese, infarcita di droghe e misticismo, e lui si sente parte del proletariato, di chi dal basso vuole cambiare la società, di chi parte dal bisogno e dal bisogno è spinto alla ricerca della felicità.

La sua opera ha sempre avuto come nervo fondamentale la sintesi tra un aspetto intimo che è alla base della nascita dei versi ed un aspetto pubblico, diretto a realizzare la lotta di classe.

I due aspetti si fondono, la sua voce diventa lo strumento di quella classe operaia che altrimenti non avrebbe voce alcuna, in un Paese come gli Stati Uniti che negli anni ’80 elegge un attore alla presidenza, tal Ronald Reagan, populista all’ennesima potenza, ed espressione di una destra conservatrice, che però consente alle forze di sinistra di sentire salda la responsabilità del cambiamento.

Ed è in questo momento che Hirschman alza la voce della sua ribellione, sente fortissima la spinta a difendere i diritti degli emarginati e degli oppressi, di quella massa indistinta di uomini e donne che anima un’America senza anima, che ha perso i riferimenti della Carta dei Diritti e della sua Rivoluzione. Quell’ America che schiava seppe rialzarsi e che oggi ha schiavizzato i suoi figli.

Non esiste per il Poeta newyorkese altra avanguardia artistica che non prenda spunto dalla lotta per i Parias.

Il consumismo più diffuso e la paradossale polverizzazione della sensibilità hanno cambiato tutte le forme d’arte, al poeta spetta il compito di offrire luce su questi cambiamenti, anzi deve.

La vera essenza della poesia oggi è minacciata e spetta ai poeti riscoprire il proprio ruolo e renderlo comprensibile, raccontare il proprio cammino ed indicare agli altri la strada. Questo dice al pubblico Hirshman nei suoi incontri.

Il poeta come messia in qualche modo, in una accezione ampia, moderna del termine, la poesia non può vivere senza il contatto diretto con quanto magmaticamente si muove sotto i nostri piedi e, che a volte ci travolge lasciandoci attoniti spettatori dei processi.

Le parole delle sue opere sgorgano dalle viscere e tra i più sofferenti ed offesi della società, dalle loro lacrime e dai loro sogni di felicità. La poesia è per Hirshman “uno strumento grandioso della ricostruzione dell’essere umano nel momento contemporaneo di negazione e di isolamento e di disincanto”