martedì 3 ottobre 2017

Statico movimento - Uri Dinka


Inspiro mantra sul bordo della coscienza

Effluvi come incenso che brucia dentro l'anima

Gli spazi ora immensi, fuori dal tempo

Tutto si ferma in una calma statica

Gli orologi immobili dentro una dimensione

Che non conosce passato presente futuro

Ma un unico istante

Quello in cui esali il tuo respiro

È questa la beatitudine?

giovedì 24 agosto 2017

E portare avanti il carro - Dinka


Devo riconoscermi
Nelle orme che lascio dietro al mio cammino
Mentre conduco le mie insicurezze
Non i passi certi di chi sa quel che non vuole

Ho ginocchia nere di tante cadute
Muscoli stanchi di sollevarsi da terra
Un motore dentro al petto
Che mi spinge a continuare

Mulo infaticabile
Gli ho tolto i paraocchi già da un po
Ciò che vede fa così male
Da imbizzarrirlo per un tratto

Bisogna scavare trincee
Per il riparo dei buoni propositi
Innalzare tende
Contro il freddo delle notti buie

E portare avanti il carro
Fino al punto stabilito
Per il grande falò


Dinka 26.05.2014

martedì 4 luglio 2017

La Conquista - Uri Dinka


Giorni di calura
Tagliati da acque di Luce
Fiume imprescindibile 
Spiriti della Terra
Fuochi di Amore e Fiducia
Rinascita per un Nuovo Mondo 

Non dimenticate di essere presenti
La Grande Luna non perdonerà 

giovedì 8 giugno 2017

Vladimir Majakovski - Il flauto di vertebre


Prologo

a voi tutte,
che piacete o siete piaciute,
che conservate icone nell’antro dell’anima,
come coppa di vino in un brindisi,
levo il cranio ricolmo di canti.

Sempre più spesso mi chiedo
se non sia meglio metter il punto
d’un proiettile alla mia sorte.
Oggi darò,
in ogni caso,
un concerto d’addio.

Memoria!
Raduna nella sala del cervello
le schiere inesauribili delle amate.
Da un occhio all’altro effondi il sorriso.
D’antiche nozze travesti la notte.
Di corpo in corpo effondete la gioia.
Che nessuno dimentichi una simile notte.
Oggi io suonerò il flauto
sulla mia colonna vertebrale.

I

Miglia di strade i miei passi calpestano.
Dove andrò a nascondere il mio inferno?
Da quale Hoffmann celeste
sei stata concepita, maledetta?

Sono anguste le strade per una tempesta di gioia.
Gente adorna la festa senza posa attingeva.
Penso.
I pensieri, grumi di sangue,
imfermi e rappresi strisciano via dal cranio.

Io,
taumaturgo di ogni tripudio,
non ho con chi andare alla festa.
Cadrò di schianto, supino,
sfracellandomi il capo sulle pietre del Nevskij!
Ho bestemmiato.
Ho urlato che Dio non esiste,
e lui ha tratto dal fondo dell’inferno
una donna che farebbe tremare una montagna
e mi ha comandato:
amala!

Dio è soddisfatto.
Nell’erta sotto il cielo
un uomo tormentato s’è inselvatichito e spanto.
Dio si stropiccia le mani.
Dio pensa:
aspetta, Vladimir!
L’ha escogitato lui, lui,
per non farmi scoprire il tuo mistero,
di darti un marito vero
e di porre sul pianoforte note umane.
Se furtivo m’accostassi alla soglia della tua alcova, per far la croce sulla nostra coperte,
lo so,
si sentirebbe puzzo di lana bruciata
e fumo sulfureo si leverebbe dalla carne del diavolo.

Ma invece fino all’alba
l’orrore che tu fossi condotta ad amare
m’ha sconvolto,
e le mie grida
ho sfaccettato in versi,
gioielliere già in preda alla follia.
Giocare a carte!
Sciaquare
nel vino la rauca gola del cuore!

Non ho bisogno di te!
Non voglio!
Non importa,
lo so
che creperò fra breve.

Se è vero che esisti,
o Dio,
o mio Dio,
se hai intessuto il tappeto di stelle,
se questo tormento,
moltiplicato ogni giorno,
è, Signore, una prova mandata giù da te,
indossa la toga del giudice.
Aspetta la mia visita.
Sono puntuale,
non tarderò d’un giorno.
Ascolta,
altissimo inquisitore!

Serrerò la bocca.
Non udiranno un grido
dalle labbra morse.
Legami alle comete, come alle code dei cavalli,
trascinami,
squarciandomi sulle punte delle stelle.
Oppure,
quando l’anima mia sloggerà
per venire al tuo tribunale,
accigliandoti ottusamente,
come una forca
distendi la Via Lattea,
e subito impiccami come un criminale.
Fà quello che ti pare.
Squartami, se vuoi.
Io stesso, giusto, ti laverò le mani.
Però,
ascolta!
Portati via la maledetta,
che m’hai comandato d’amare!

Miglia di strade i miei passi calpestano.
Dove andrò a nascondere il mio inferno?
Da quale Hoffmann celeste


Art Igor Vasiliadis

lunedì 22 maggio 2017

L’armata della fame sta marciando - Nazim Hikmet

#NoG7 #NoNato #NoMuos #NoWar #NoBorder

Per saziarsi di pane
Per saziarsi di carne
Per saziarsi di libri
Per saziarsi di libertà
Marcia varcando ponti più sottili di capelli più affilati di spade
È in marcia scardinando i portoni di ferro e demolendo le mura dei castelli
È in marcia con i piedi insanguinati
L’armata della fame sta marciando
I suoi passi di tuono
I suoi canti di fuoco
Nel vessillo speranza
La suprema speranza nel vessillo.
L’armata della fame sta marciando
Le città sulle spalle
Città dalle vie strette e dalle case buie
Ciminiere di fabbriche
Su di se la stanchezza inesauribile del dopolavoro.

L’armata della fame sta marciando
Estirpa e porta via villaggi rintanati nelle grotte
E i morti per la penuria di terra su questa terra enorme
L’armata della fame sta marciando
È in marcia per saziare di pane i senza pane
E di libertà i senza libertà l’armata della fame sta marciando
È in marcia con i piedi insanguinati