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lunedì 8 luglio 2024
A proposito del percorso spirituale dei figli: come (non) intervenire __Kahlil Gibran
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
E benché vivano con voi non vi appartengono.
Potete donar loro l’amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime.
Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi.
La vita procede e non si attarda sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccati in avanti.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
Poiché come ama il volo della freccia, così ama la fermezza dell’arco.
__ Kahlil Gibran__
sabato 27 aprile 2019
da "Essere presenti" di Agneta Falk
[...] La lunga lingua dell'autunno si arrotola in un silenzio
In cielo un merlo conficca le sue ali
profondamente nel cuore:
chi ami di più
con gli occhi chiusi,
di chi ti fidi di più
con gli occhi chiusi?
Anche questi pensieri mi uccidono...
Ed ecco ancora la madre morte
che fa risplendere i suoi denti [...]
dipinto da "Compianto sul Cristo morto" Giotto
particolare
lunedì 22 aprile 2019
Guerriero - Joseph McClendon III
Tu sei un guerriero
Metti armatura, scudo e corazza
E prendi la spada
C’è un tempo per ogni cosa
Una stagione per ogni singola cosa
Sotto il sole
Balla quando hai bisogno di ballare
E piangi quando hai bisogno di piangere
Ma poi ricorda di raccogliere la spada
E tornare sul campo di battaglia
Ancora una volta
Perché la Vittoria e la Ricompensa
Sei Tu!
martedì 26 marzo 2019
Da "I sentieri dei papaveri" - Ada Negri
Quando ti avrò raggiunto
sulla sponda del fiume di luce
e tu mi chiederai che ho fatto in tanti anni senza di te,
io ti risponderò:
"Ho continuato a parlarti ".
sabato 23 febbraio 2019
domenica 10 giugno 2018
Francoise Sagan
Ho amato fino alla follia
Ma ciò che gli altri chiamano follia
Per me è l’unico modo di amare
Françoise Sagan
giovedì 8 giugno 2017
Vladimir Majakovski - Il flauto di vertebre
Prologo
a voi tutte,
che piacete o siete piaciute,
che conservate icone nell’antro dell’anima,
come coppa di vino in un brindisi,
levo il cranio ricolmo di canti.
Sempre più spesso mi chiedo
se non sia meglio metter il punto
d’un proiettile alla mia sorte.
Oggi darò,
in ogni caso,
un concerto d’addio.
Memoria!
Raduna nella sala del cervello
le schiere inesauribili delle amate.
Da un occhio all’altro effondi il sorriso.
D’antiche nozze travesti la notte.
Di corpo in corpo effondete la gioia.
Che nessuno dimentichi una simile notte.
Oggi io suonerò il flauto
sulla mia colonna vertebrale.
I
Miglia di strade i miei passi calpestano.
Dove andrò a nascondere il mio inferno?
Da quale Hoffmann celeste
sei stata concepita, maledetta?
Sono anguste le strade per una tempesta di gioia.
Gente adorna la festa senza posa attingeva.
Penso.
I pensieri, grumi di sangue,
imfermi e rappresi strisciano via dal cranio.
Io,
taumaturgo di ogni tripudio,
non ho con chi andare alla festa.
Cadrò di schianto, supino,
sfracellandomi il capo sulle pietre del Nevskij!
Ho bestemmiato.
Ho urlato che Dio non esiste,
e lui ha tratto dal fondo dell’inferno
una donna che farebbe tremare una montagna
e mi ha comandato:
amala!
Dio è soddisfatto.
Nell’erta sotto il cielo
un uomo tormentato s’è inselvatichito e spanto.
Dio si stropiccia le mani.
Dio pensa:
aspetta, Vladimir!
L’ha escogitato lui, lui,
per non farmi scoprire il tuo mistero,
di darti un marito vero
e di porre sul pianoforte note umane.
Se furtivo m’accostassi alla soglia della tua alcova, per far la croce sulla nostra coperte,
lo so,
si sentirebbe puzzo di lana bruciata
e fumo sulfureo si leverebbe dalla carne del diavolo.
Ma invece fino all’alba
l’orrore che tu fossi condotta ad amare
m’ha sconvolto,
e le mie grida
ho sfaccettato in versi,
gioielliere già in preda alla follia.
Giocare a carte!
Sciaquare
nel vino la rauca gola del cuore!
Non ho bisogno di te!
Non voglio!
Non importa,
lo so
che creperò fra breve.
Se è vero che esisti,
o Dio,
o mio Dio,
se hai intessuto il tappeto di stelle,
se questo tormento,
moltiplicato ogni giorno,
è, Signore, una prova mandata giù da te,
indossa la toga del giudice.
Aspetta la mia visita.
Sono puntuale,
non tarderò d’un giorno.
Ascolta,
altissimo inquisitore!
Serrerò la bocca.
Non udiranno un grido
dalle labbra morse.
Legami alle comete, come alle code dei cavalli,
trascinami,
squarciandomi sulle punte delle stelle.
Oppure,
quando l’anima mia sloggerà
per venire al tuo tribunale,
accigliandoti ottusamente,
come una forca
distendi la Via Lattea,
e subito impiccami come un criminale.
Fà quello che ti pare.
Squartami, se vuoi.
Io stesso, giusto, ti laverò le mani.
Però,
ascolta!
Portati via la maledetta,
che m’hai comandato d’amare!
Miglia di strade i miei passi calpestano.
Dove andrò a nascondere il mio inferno?
Da quale Hoffmann celeste
Art Igor Vasiliadis
lunedì 22 maggio 2017
L’armata della fame sta marciando - Nazim Hikmet
#NoG7 #NoNato #NoMuos #NoWar #NoBorder
Per saziarsi di pane
Per saziarsi di carne
Per saziarsi di libri
Per saziarsi di libertà
Marcia varcando ponti più sottili di capelli più affilati di spade
È in marcia scardinando i portoni di ferro e demolendo le mura dei castelli
È in marcia con i piedi insanguinati
L’armata della fame sta marciando
I suoi passi di tuono
I suoi canti di fuoco
Nel vessillo speranza
La suprema speranza nel vessillo.
L’armata della fame sta marciando
Le città sulle spalle
Città dalle vie strette e dalle case buie
Ciminiere di fabbriche
Su di se la stanchezza inesauribile del dopolavoro.
L’armata della fame sta marciando
Estirpa e porta via villaggi rintanati nelle grotte
E i morti per la penuria di terra su questa terra enorme
L’armata della fame sta marciando
È in marcia per saziare di pane i senza pane
E di libertà i senza libertà l’armata della fame sta marciando
È in marcia con i piedi insanguinati
lunedì 27 marzo 2017
Corona - Paul Celan
Dalla mano l’autunno mi bruca la sua foglia: siamo amici.
Noi sgusciamo il tempo dalle noci e gli insegniamo a camminare:
il tempo ritorna nel guscio.
Nello specchio è domenica,
nel sogno si dorme,
la bocca parla vero.
Il mio occhio scende al sesso dell’amata:
noi ci guardiamo,
noi ci diciamo cose oscure,
noi ci amiamo come papavero e memoria,
noi dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel raggio sanguigno della luna.
Noi stiamo alla finestra abbracciati, dalla strada ci guardano:
è tempo che si sappia!
È tempo che la pietra si degni di fiorire,
che all’affanno cresca un cuore che batte.
È tempo che sia tempo.
È tempo.
art Roberto Ferri "L'Eterno Addio"
il tempo ritorna nel guscio.
Nello specchio è domenica,
nel sogno si dorme,
la bocca parla vero.
Il mio occhio scende al sesso dell’amata:
noi ci guardiamo,
noi ci diciamo cose oscure,
noi ci amiamo come papavero e memoria,
noi dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel raggio sanguigno della luna.
Noi stiamo alla finestra abbracciati, dalla strada ci guardano:
è tempo che si sappia!
È tempo che la pietra si degni di fiorire,
che all’affanno cresca un cuore che batte.
È tempo che sia tempo.
È tempo.
art Roberto Ferri "L'Eterno Addio"
mercoledì 27 aprile 2016
Poesia facile - Dino Campana
Pace
non cerco, guerra non sopporto
tranquillo e solo vo pel mondo in sogno
pieno di canti soffocati. Agogno
la nebbia ed il silenzio in un gran porto.
In
un gran porto pien di vele lievi
pronte a salpar per l'orizzonte azzurro
dolci ondulando, mentre che il sussurro
del vento passa con accordi brevi.
E
quegli accordi il vento se li porta
lontani sopra il mare sconosciuto.
Sogno. La vita è triste ed io son solo.
O
quando o quando in un mattino ardente
l'anima mia si sveglierà nel sole
nel sole eterno, libera e fremente.
immagine: Sibilla Aleramo
sabato 27 febbraio 2016
Lui ha due donne - Maram Al - Masri
Lui ha due donne:
una che dorme nel suo letto
e una che dorme nel letto dei suoi sogni.
Lui ha due donne che lo amano:
una che invecchia al suo fianco
e una che gli offre la giovinezza
per poi occultarsi.
Lui ha due donne:
una nel cuore della sua casa
e una nella casa del suo cuore.
Art Juan Medina
domenica 2 agosto 2015
Verrai con me - Pablo Neruda
«
Verrai con me » - dissi - senza che nessuno sapesse
dove
e come palpitava il mio stato doloroso,
per
me non v’era garofano né barcarola,
null’altro
che una ferita aperta dall’amore.
...
Ripetei:
vieni con me, come se morissi,
e
nessuno vide sulla mia bocca la luna che sanguinava,
nessuno
vide quel sangue che saliva al silenzio.
Oh
amore dimentichiamo ora le stelle con spine!
Ma
quando udii che la tua voce ripeteva
«Verrai
con me» - fu come se scatenassi
dolore,
amore, la furia del vino incarcerato,
che
dalla sua cantina sommersa salisse
e
di nuovo nella mia bocca sentii un sapore di fiamma,
di
sangue e di garofani, di pietra e bruciatura.
domenica 26 luglio 2015
Poema de la despedida - José Ángel Buesa
![]() |
| Sergio Cerchi |
Te
digo
adiós, y acaso te quiero todavía.
Quizá
no he de olvidarte, pero te digo adiós.
No sé
si me quisiste... No sé si te quería...
O tal
vez nos quisimos demasiado los dos.
Este
cariño triste, y apasionado, y loco,
me lo
sembré en el alma para quererte a ti.
No sé
si te amé mucho... no sé si te amé poco;
pero
sí sé que nunca volveré a amar así.
Me
queda tu sonrisa dormida en mi recuerdo,
y el
corazón me dice que no te olvidaré;
pero,
al quedarme solo, sabiendo que te pierdo,
tal
vez empiezo a amarte como jamás te amé.
Te
digo adiós, y acaso, con esta despedida,
mi
más hermoso sueño muere dentro de mí...
Pero
te digo adiós, para toda la vida,
aunque
toda la vida siga pensando en ti.
*************************************************
Poesia
dell’addio
Ti dico addio e ti voglio ancora
Forse
non
ti dimenticherò,
ma io ti
dico addio.
Non
so se ti
volevo ...
non so se mi
volevi ...
O
forse ci
siamo voluti troppo.
Questo
tesoro
triste
e appassionato e pazzo,
L’
ho
piantato nell'anima per amarti.
Non
so se ti ho
amato tanto
... non so se ti ho
amato poco;
Ma
so
che non tornerò
mai ad amare così.
Ho
ancora il tuo sorriso addormentato nella mia memoria,
E
il cuore
mi dice che non ti
dimenticherò mai;
Ma,
nel rimanere da solo, sapendo che ti sto perdendo
Forse
comincio
ad amarti come non ti ho
mai amato
Ti
dico addio, e forse con questo
addio,
il
mio più
bel sogno muore dentro
di me ...
Ma
ti dico
addio
per tutta la
vita,
Anche
se
per tutta la vita continuerò
a pensarti
José
Ángel
Buesa
mercoledì 15 luglio 2015
Abbattete pure la Grecia - Jean Richepin
Abbattete pure tutta la Grecia a una profondità di 100 metri.
Svuotate i musei di tutto il mondo.
Abbattete qualsiasi cosa che sia greca, ovunque nel mondo.
Dopo, eliminate la lingua greca dappertutto.
-Dalla vostra medicina e dalla vostra farmacia.
-Dalla vostra matematica (geometria, algebra).
-Dalla vostra fisica e chimica.
-Dalla vostra astronomia.
-Dalla vostra politica.
-Dalla vostra vita quotidiana.
Eliminate la matematica, eliminate ogni forma, trasformate il triangolo in ottagono, la retta in curva.
Eliminate la geometria dai vostri edifici, dalle vostre strade, dai vostri giochi, dalle vostre macchine.
Eliminate il nome di ogni malattia e di ogni cura, sopprimete la democrazia e la politica.
Rimuovete la forza di gravità, spostate l’alto in basso, cambiate i satelliti in modo che abbiano un’orbita quadrata!
Cancellate dalla vostra vita quotidiana anche ogni parola greca
Cambiate tutti i vostri libri
Cambiate i Vangeli, cambiate il nome di Cristo: Deriva dal greco e significa colui che ha l’unzione! Modificate la forma di ogni tempio (perché non abbia geometria greca).
Eliminate Alessandro Magno, tutti gli eroi del mito e della storia, cambiate l’istruzione, il nome della storia, i nomi delle università, cancellate la filosofia, cambiate il vostro modo di scrivere, utilizzate l’alfabeto arabo, cancellate, cancellate, cancellate…
Direte “Non si può fare”.
Giusto, non è possibile, perché dopo non potrete neppure costruire una frase!
È impossibile cancellare la Grecia, i greci e il loro contributo a questo pianeta…
La sfida, tuttavia, è stata lanciata…
(Jean Richepin, 1849-1926)
domenica 12 luglio 2015
Sequenza per un corpo senz’organi (per Antonin Artaud)
Volete una storia
che abbia del volo e della caduta?
L’avete, è la mia!
Un asino che raglia
all’infinito,
un pavone
che esplode
il suo verso lancinante
in eterno,
un coyote denutrito
che ulula
il suo pianto alla luna,
un serpente
strozzato a morte
dalle sue stesse spire.
No!
Non è questa la storia che volevate.
No!
Non è certo una storia rassicurante.
Nel braccio destro
sono mio figlio,
nella caviglia sinistra
sono mio padre
lunedì 8 giugno 2015
I N V I C T U S - William Ernest Henley
Dal
profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dèi
qualunque essi siano
per l’indomabile anima mia.
Nella
feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre
questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non
importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.
lunedì 18 maggio 2015
Liquidazione di saldi - Julio Cortazar
Mi sento morire, in te, attraversato da spazi che crescono, farfalle affamate che mi mangiano,
appena vivo, con le labbra aperte dove risale il fiume della dimenticanza.
E tu con delicate pinze di pazienza mi strappi i denti, le ciglia, mi denudi
Del trifoglio della tua voce, dell'ombra del desiderio
Vai aprendo in mio nome finestre allo spazio
E fori azzurri nel mio petto
Da cui le estati fuggono lamentandosi
Trasparente, affilato, intessuto d'aria
Fluttuo nel dormiveglia, e ancora
Dico il tuo nome e ti sveglio d'angoscia
Però tu ti sforzi e mi dimentichi
Già sono appena la liquida bolla dell'aria
Che ti riflette, che distruggerai
Con un solo palpebrìo.
domenica 4 gennaio 2015
da "Le Gelosie" - Alejandro Jodorowsky
Come un olio nero la tua assenza
invadendo i mobili, i vestiti, lo specchio
gli occhi dei miei gatti, ogni lettera
d’ogni riga d’ogni pagina d’ogni libro,
e più sotto alla ferita, niente,
solo la morta eco della tua voce,
e io dentro al pozzo eternamente cadendo
senza raggiungere il tuo nome, scrigno d’acciaio
dove dormono per sempre le mie sementi.
Le tue carezze per l’altro nella mia pelle sono sferzate,
sono il cielo dell’alba attraversato da spine,
sono le lenzuola del letto trasformate in pantano,
sono le mie mani che graffiano l‘aria fino a tirarne fuori sangue.
Non ho saputo offrirti tagliate su un piatto
né le mie orecchie né le mia anima,
t’ho tirato rinchiusa in un cimitero pieno di lapidi
che portano solo il mio nome,
oggi avanzo nelle tenebre piangendo lacrime di sette metri
sotto la mia maschera di cane,
mentre lontano, lontano, lontano e più lontano
balli, cercando di assomigliare ai tuoi propri limiti.
martedì 30 dicembre 2014
Dinosauria – Charles Bukowski
Nati così
in mezzo a tutto questo
tra facce di gesso che ghignano
e la signora morte che se la ride
mentre gli ascensori si rompono
mentre gli orizzonti politici si
dissolvono
mentre il ragazzo della spesa del
supermercato ha una laurea
mentre i pesci sporchi di
petrolio sputano la loro preda oleosa
e il sole è mascherato
siamo nati così
in mezzo a tutto questo
tra queste guerre attentamente
matte
tra la vista di finestre di
fabbrica rotte di vuoto
in mezzo a bar dove le persone
non si parlano più
nelle risse che finiscono tra
sparatorie e coltellate
siamo nati così
in mezzo a tutto questo
tra ospedali così costosi che
conviene lasciarsi morire
tra avvocati talmente esosi che è
meglio dichiararsi colpevoli
in un Paese dove le galere sono
piene e i manicomi chiusi
in un posto dove le masse
trasformano i cretini in eroi di successo
nati in mezzo a tutto questo
ci muoviamo e viviamo in tutto
ciò
a causa di tutto questo moriamo
castrati
corrotti
diseredati
per tutto questo
ingannati da questo
usati da questo
pisciati addosso da questo
resi pazzi e malati da questo
resi violenti
resi inumani
da questo
il cuore è annerito
le dita cercano la gola
la pistola
il coltello
la bomba
le dita vanno in cerca di un dio
insensibile
le dita cercano la bottiglia
le pillole
qualcosa da sniffare
siamo nati
in questo essere letale triste
siamo nati in un governo in
debito di 60 anni
che presto
non potrà nemmeno pagare gli interessi su quel debito
e le banche bruceranno
il denaro sarà inutile
ammazzarsi per strada in pieno
giorno non sarà più un crimine
resteranno solo pistole e folle
di sbandati
la terra sarà inutile
il cibo diventerà un rendimento
decrescente
l'energia nucleare finirà in mano
alle masse
il pianeta sarà scosso da
un'esplosione dopo l'altra
uomini robot radioattivi si inseguiranno l'un l'altro
il ricco e lo scelto staranno a
guardare da piattaforme spaziali
l'inferno di Dante sarà fatto per
somigliare a un parco giochi per bambini
il sole sarà invisibile e sarà la
notte eterna
gli alberi moriranno
e tutta la vegetazione morirà
uomini radioattivi si nutriranno
della carne di uomini radioattivi
il mare sarà avvelenato
laghi e fiumi spariranno
la pioggia sarà il nuovo oro
la puzza delle carcasse di uomini
e animali si propagherà nel vento oscuro
gli ultimi pochi superstiti
saranno oppressi da malattie nuove ed orrende
e le piattaforme spaziali saranno
distrutte dalla collisione
il progressivo esaurimento di
provviste
l'effetto naturale della
decadenza generale
e il più bel silenzio mai
ascoltato
nascerà da tutto questo
il sole nascosto
attenderà il capitolo successivo
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