sabato 15 ottobre 2016

Prospettive oniriche (parte terza) - Dinka


Devo capire che cosa voglio. Ma soprattutto devo comprendere che i miei desideri non devono dipendere da nessuno.
Con questa consapevolezza ho infranto il primo cancello. Proseguo tra 'cose' pulsanti e saltellanti che mi orbitano intorno. Si potrebbe pensare a tanti cagnolini che mi fanno la festa, in realtà i loro denti aguzzi non hanno nulla di accogliente. Mi concentro sulla mia aura, il mio 'uovo' prezioso che mi fa da scudo rinforzando il mio essere e rendendolo inattaccabile. Quasi! Uno di questi pseudo cagnetti mi graffia con una zampata. Non avevo notato che alcuni di loro possedessero dei veri e propri artigli. Errore imperdonabile per me che mi sento già indebolire. Devo trovare al più presto un anfratto, uno spuntone di roccia, qualcosa dove potermi fermare al riparo e controllare la ferita, riprendere il controllo dell'energia. Mi sento svenire, la mia vista non mi aiuta di certo, vedo tutto smolecolato. Mi perdo. La mia essenza riappare in un qualche punto della non materia. Non sono sola.

La coscienza che mi sta parlando esprime frasi di cui comprendo solo il senso, dice non dicendo, cerca di convincermi a seguire i suoi sogni, snocciola fotogrammi che affascinano la mia mente. L'istinto mi fa opporre resistenza. L'essere insiste dicendo che anche se quelle scelte mi costeranno sacrificio, alla fine verrò ricompensata. 
Applico uno sforzo cosciente e attraverso le palpebre velate guardo questa massa che cerca di apparire come allettante materia di gioiosa vita terrena, ma che non riesce a celare, alla mia vista interiore, la sua vera origine di egoismo e menzogna.

Allora capisco: quello che comprendo con il mio strato più superficiale di consapevolezza deve essere "approvato" dal mio se più profondo. Una specie di causa d'appello, una cassazione dell'anima. Ora devo dare prova che ho veramente fatta mia l'indipendenza assoluta dei desideri. Non è una cosa facile, mi trovo stordita, in una non dimensione in cui forse dovrei abbandonarmi, ma un forte senso di allerta mi impedisce di lasciarmi andare, sento una forza celata che come una tenaglia cerca di bloccarmi. Anzi no! Sembra volermi guidare verso una direzione che non so se sia la mia. Lotto. Poi mi fermo. Non posso in questo momento, non ne ho le forze. Mi concentro e faccio il vuoto. Pausa. Rimango immobile in una convalescenza dell'anima per lungo tempo. Poi un impulso della mia coscienza mi sveglia. Devo andare. La mia battaglia è già vinta per non avere ascoltato nemmeno il bisbiglio di me stessa mentre fluttuavo nel vuoto cosmico. 
Ora è tempo di ripartire, con maggiore forza, più vigore e rinnovata fiducia. Mi incammino. Seguendo il mio raggio di luce interiore che sta riprendendo vita, vado in cerca del secondo cancello da espugnare.

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Questo testo appartiene a una sorta di saga ancora in costruzione. Quando viene fuori qualche rigurgito che la riguarda la scrivo così come viene. Quindi non meravigliatevi dei tempi, dei salti, delle incongruenze. Le varie parti sono ancora da assemblare. 
Se avete voglia di conoscerne le origini cliccate sui sottostanti link. Grazie a tutti.

1. https://obiettoridiparole.blogspot.it/2015/11/prospettive-oniriche-pseudo-racconto.html
2. https://obiettoridiparole.blogspot.it/2016/01/prospettive-oniriche-pseudo-racconto.html