domenica 2 novembre 2014

Nessuno sceglie di che morte morire di Silvana Di Girolamo - settima e ottava parte






Per prima cosa pensò di abbattere quell'esercito di formiche. Lo schifo che le prese al macello che le toccò vedere le fece agguantare la bomboletta di insetticida e, senza badare nemmeno alla signorina, spruzzò, spruzzò ovunque vedesse formiche, in un raptus orgiastico di voluttuosa soddisfazione. 
Quando ebbe svuotata la bomboletta si guardò attentamente intorno, controllò che nulla si muovesse sotto il raggio acuto del suo sguardo, poi si lisciò il vestito, si toccò i capelli controllando che fosse tutto a posto e finalmente si rivolse alla signorina che giaceva li per terra, scompostamente riversa sulla soglia della stanza da bagno, i piedi dentro e tutto il resto sul pavimento della cucina. La faccia era una maschera impiastricciata di sangue coagulato e formiche. La guardò a lungo credendo fosse già morta, chiedendosi cosa fare. Ma tutto quell'insetticida spruzzato nell'angusto ambiente, la disidratazione dovuta anche alle molteplici emorragie, causarono spasmi laringofaringei alla vecchia, accompagnati da raschiosi colpi di tosse che annunciarono al mondo e alla signora Lia che lei, malgrado tutto, c'era ancora. 

Un occhio pesto si aprì a fatica scansionando l'ambiente, avendo avvertito una presenza ....

<Cazzo come sto male, mi sento proprio una merda! > Fu il suo primo pensiero cosciente, nonché una constatazione. Il corpo non lo sentiva quasi più. Non distingueva gli arti, il tronco, le mani. Un unico rottame gonfio, dolorante, tumefatto. Per un lungo attimo credette di essere già trapassata a peggior vita, qualcosa si muoveva sopra di lei e cominciò a pensare che dopotutto gli angeli esistevano veramente. O era un avvoltoio?

< Signorina! Occristo, signorina, ma è ancora viva? >


La signora Lia ci restò quasi secca. Non se lo aspettava proprio che la signorina fosse ancora viva. Questa cosa la gettò veramente nel panico. Infatti se fosse stata già morta, amen, avrebbe chiamato qualcuno e la cosa sarebbe passata in mani altrui. Adesso invece cosa doveva fare? Cercare di soccorrerla? Non si capiva nemmeno dove fosse sana e dove frantumata. Aveva l’aspetto di un gigantesco croissant alla ciliegia finito nel bidone della spazzatura e assalito dalle formiche. Non riusciva a toccarla, non capiva come diavolo era riuscita a sporcarsi in quel modo e ad avere quell’aspetto così terribile. Si limitava a chiamarla, ma la vecchia non rispondeva e non si capiva nemmeno se ce l’avrebbe fatta. Fu tentata di correre via e tirarsi l’uscio di casa dietro, ma un senso di auto decoro glielo impedì. < Che non si dica mai che Lia Verruso non soccorra i bisognosi! >

Non riusciva a fare nulla di tutto ciò che le veniva in mente, il disagio che provava era smisurato, la frustrazione crebbe. L’onta del panico che le prese la fece veramente incavolare. Fu allora che si mise ad urlare chiamandola così forte che cominciò ad accorrere il vicinato, orda curiosa e famelica di tragedie altrui.

La mente della vecchia navigava tra nubi dense come ovatta, faticava immensamente a raccapezzarsi. Non capiva se stava immaginandosi tutto, se era un sogno o se stava accadendo davvero. Aveva visto il diavolo sopra di lei che la chiamava a gran voce. Per nulla spaventata gli aveva risposto e gioendo interiormente, aveva subito pensato di cogliere l’occasione. Chi infatti meglio del Diavolo in persona poteva aiutarla? Tanto sarebbe finita comunque all’inferno, quindi tanto valeva sfruttare la situazione a suo vantaggio. Così si era presentata cercano di amicarselo, dicendogli che era da sempre una sua ammiratrice e che era pronta a seguirlo ovunque lui volesse, solo in cambio chiedeva un favore, certamente una piccola cosa per un gran Signore delle Tenebre come lui. Gli aveva chiesto di esercitare il suo potere sul fuoco e mandare al rogo l’intero palazzo. In fondo ci avrebbe guadagnato un bel po’ di anime che, anche se non lo riconoscevano come Satana e lo chiamavano con un altro nome, sarebbero finiti comunque arrosto nel suo calderone. Il Diavolo aveva allora alzato il suo scettro e con esso aveva sparso il fuoco. Molta gente urlava e si dimenava intorno a lei. Pur non vedendo le fiamme pensò che stavano bruciando tutti insieme, anche se solo lei ne era felice, felice di non andarsene da sola, felice di trascinare con se nel peggiore dei posti tutti quelli che le avevano reso la vita un inferno. Adesso la puzza di piscio di gatto che aveva dovuto sopportare era vendicata, quella dell’odioso soffritto di cipolla alle 7 del mattino pure. Perfino la finta pietà della vicina che le portava spesso un piatto di pasta già pronto, quello che lei appena chiusa la porta buttava nella pattumiera. Era sicura che si trattava di avanzi e lei non voleva la carità di nessuno. 

Più gente urlante vedeva intorno a lei, più si sentiva felice. Avrebbe voluto avere la forza di gridare loro “All’inferno! Tutti all’infernoooo!”E si immaginava la faccia che avrebbero fatto. Impauriti, imploranti, mentre lei rideva, rideva sempre più sguaiatamente, tra colpi di tosse e crisi respiratorie. Non capiva come, ma il suo piano aveva funzionato, non era stato neanche difficile, anzi! Ora nemmeno una pietra di quel maledetto palazzo costruito da suo nonno sarebbe rimasta in piedi dopo di lei.

Dopo questo vaneggiamento la vecchia si abbandonò finalmente all’incoscienza totale.

L'infermiera aveva notato da giorni il mutamento nella vecchia signora (signorina, come puntualizzava sempre lei quando era ancora in se). Da quando era caduta dal letto era gravemente peggiorata. Raramente riprendeva conoscenza e quando accadeva sembrava si rivolgesse a qualcuno con monologhi incomprensibili. Lei ci aveva provato a districare le frasi smozzicate, a rimettere in fila le parole in modo che avessero un senso. Ma non ci aveva ricavato nulla di comprensibile, non per lei almeno! Anzi, aveva notato che quando si avvicinava di più per sentirla meglio, la signorina si agitava e sgranava gli occhi quasi che volesse mangiarsela con quelli. Una volta erano stati costretti a legarla, si ostinava ad agitare un braccio protendendolo pericolosamente fuori dal letto. Si era sempre chiesta che cosa vedessero le povere anime in procinto di lasciare questa terra, in che dimensione ondeggiassero.

Il vociare era tremendo! Il vicinato si accalcavano urlando e spingendosi nell'angusta cucina della vecchia casa. Le donne si segnavano ripetutamente. Quella vicina era sempre stata parecchio stramba, ma adesso sembrava posseduta dal demonio. Contorceva quel che era rimasto del suo viso in un ghigno che aveva veramente un che di satanico, i denti snudati e macchiati di sangue. La Signora Lia, per la prima volta nella sua vita, stava impietrita non riuscendo a staccare gli occhi da quello spettacolo grottesco. Dopo non sarebbe mai più tornata come prima. Degli strani tic l’avrebbero disturbata per il resto della sua vita che avrebbe passato a strofinare col sapone ogni centimetro del suo corpo.