lunedì 27 ottobre 2014

Nessuno sceglie di che morte morire di Silvana Di Girolamo - Prima parte



 < Arrivammo che era notte. Oltre il buio, la distanza ci separava dalla Madre. La missione incombeva. Avevamo paura, ma nulla avrebbe potuto prepararci meglio di una lunga attesa dietro le dune. Una strana palla luminosa si muoveva lentamente nel cielo. A guardarla faceva male agli occhi. Ci sentivamo scoperti. Quello che vedevamo intorno a noi era uno spazio troppo infinito da immaginare. Ci stringemmo ancora di più, almeno quel tanto che ci permettevano le nostre corazze. Eravamo davvero tanti! Guardarci tutti ci metteva coraggio. Il numero è la nostra forza, ripetevamo tra di noi. Riusciremo nella nostra missione di sopravvivenza, l'intero popolo dipende da noi, da quello che saremo capaci di concludere in queste poche ore. Dall'inizio della fila ci giunse il sibilo del comando. Serrammo ancora di più i ranghi e ci precipitammo tutti nella stessa direzione, seguendoci l'un l'altro come ci era stato insegnato durante il lungo addestramento. I guastatori avevano trovato un punto debole e da li ci riversammo dentro come un fiume in piena. Il nostro apparato in dotazione ci permetteva di dirigerci a colpo sicuro verso la meta. Quelli più avanti di noi avevano già raggiunto l'obiettivo e un'altra fila si stava già formando con direzione inversa alla nostra. Il bottino era davvero di quelli eccezionali, così come ci aveva garantito Il Saggiatore.
Tutto andava a meraviglia, l'operazione si svolgeva con grande efficienza e velocità. Non avremmo tardato ad ultimare la missione e tornare sani e salvi dalla Madre con un prezioso bottino. 

Uno strano rumore ci allarmò. Sembrava come di acqua che cade. Per un attimo ci bloccammo spaventati, poi arrivò l'ordine di continuare..... >

< La sua vescica era ormai una crêpe inservibile. Le toccava alzarsi due tre volte a notte. Era stata dal dottore, quell'eurologo le aveva prescritto delle pillole. Le aveva provate, ma l'unico effetto, peraltro non previsto, era stato quello di coprirsi di un rash cutaneo stile fuoco di sant’Antonio. Aveva provato col vaso da notte, ma più di una volta lo aveva rovesciato giusto quando era già pieno. Infine la mutua aveva preso a passarle quegli osceni pannoloni da superbimbaminkia. Ma non ce la faceva proprio a sopportarli, anche perché provateci un po’ voi a mettervi il pannolone da soli! Lo attacchi da una parte e quando provvedi dall'altra, ti accorgi che è tutto sbilenco. Riprovi una, due, tre volte finché non si spappola tutto per casa che poi ti tocca pure ripulire! 

Anche quella notte era già la terza volta che si alzava. Aveva sonno, Cristo! Bei tempi quando se la tirava sei sette ore di fila! Che la mattina era lucida e attiva, non come adesso, una perenne rincoglionita che mastica risentimento a ogni passo che muove. 

Dopo la solita interminabile attesa che anche le ultime gocce di urina fossero venute giù, si asciugò alla meglio, si tirò su dal water, si girò e tiro lo sciacquone .... >