venerdì 24 aprile 2015

Pulp Night - Silvana dg



È notte. Laceranti colpi di tosse mi dicono che sono ancora sveglia. Ho qualcosa in gola che mi stuzzica, mi causa un senso di vomito. Mi alzo di botto. Questo qualcosa si muove dentro la mia bocca. Corro lungo il corridoio, al buio, piedi scalzi, penso che non arriverò in tempo. Vedo con gli occhi della mente il vomito schizzare dalla mia bocca in un arco perfetto e spiaccicarsi sulla porta del bagno. Il mio bagno. Con la porta scorrevole e il vetro sabbiato. Blocco il respiro nel tentativo di ricacciare giù quella cosa. Accelero. Mi ferisco una mano da qualche parte. Continuo a correre verso il bagno. 

[Me ne devo liberare. Sento che è una lotta alla sopravvivenza]

Intravedo già il chiarore della porta bianca su cui traspare la luce lunare che entra dalla finestra. Porto la mano alla bocca. Premo forte. Qualche cosa serpeggia nella gola e mi stuzzica le labbra, da dentro. Un piccolo urlo, più simile a un gemito sfugge al mio controllo. E mentre la mia mente è in preda a spasmi sinottici nel tentativo di razionalizzare quello che mi sta accadendo, la "Cosa" urla a sua volta. Lo fa dentro la mia bocca che istintivamente si serra.  Appena oltre la soglia del bagno aziono l'interruttore della luce. Resto accecata nel primo lampo che mi afferra gli occhi strizzandoli. La 'Cosa' continua a far pressione, mi riempie la bocca adesso. Mi guardo allo specchio che ho davanti. Vedo le mie guance gonfie che si muovono oscenamente, gli occhi spalancati, il corpo teso. É una vista troppo grottesca, mi dico che di sicuro non sono sveglia, è un brutto sogno. 

Intanto la cosa spinge, sembra crescermi in bocca. Sento un altro gemito, stavolta agghiacciante, e non so più di chi sia. Mio o Suo? Sono in preda alla disperazione. Mi giro, mi dirigo verso la tazza del water per farla finita. Non faccio in tempo. Sento qualcosa farmi leva, tra i denti. Le mascelle si spalancano di botto, si slogano, come una saracinesca divelta con un piede di porco da una mano esperta. 

Il dolore che mi ha accecato si è sintonizzato sulle onde cerebrali più alte. Lo choc versa adrenalina a schizzo nelle vene. Il cuore pompa come una centrale elettrica a carbone. Mille pensieri sgomitano nella mia mente. Non è mica normale quel che mi succede! Sono abituata a combattere il nemico in un immaginario corpo a corpo. Ma fuori da me. 
Girando le pupille in giù riesco a vedere cio che si sta riversando da quel che fu la mia bocca. È di un rosso così scuro e luccicante da sembrare più nero del nero. Informe. Pulsante. Scivola giù appoggiandosi al mio petto. Vorrei tanto strapparmelo di dosso, buttarlo via dalla finestra e chiudere tutto quanto ermeticamente. Ma sentimenti assurdi mi bloccano. Si .... sentimenti. Perchè per quanto improponibile sia, quella cosa la sento mia, mi appartiene. Una sorta di Altra Parte che è stanca di rimanere rintuzzata, reclusa. Vuole luce. Se la prende. Mentre si compie questa specie di parto innaturale, fuori dalla finestra i primi cinguettii. Il giorno sta per rinascere. 


Resto ferma, affascinata da questa sorta di lumacone che mi svuota da ogni peso mentre viene fuori. Ho deciso di lasciarlo libero. Ho deciso di farlo vivere. Mentre toccando già in parte il pavimento comincia a prendere forma, ho l'impressione che mi guardi negli occhi. Qualcosa comincia a vibrare dentro il cranio e si ripercuote nel battito del mio cuore.  Mi viene il sospetto che la 'Cosa' stia cercando di parlarmi. Si sta presentando. Mi sta dicendo il suo nome. Si chiama Ribellione. 


Art Lotta van Droom