martedì 25 novembre 2014

Tributo - dg Dinka


Il mostro mi guardava in un modo così accattivante. Non ero sicura di avere abbastanza orrore di lui. I suoi occhi mostravano un corollario di attrazioni che aveva il sapore di tutte le cose che avevo omesso di fare o di dire in tutti i miei anni. La sua lingua pendeva di lato fino al petto. La saliva gocciolava provocando nubi di vapore e sfrigolii.
Mi chiedevo stupita perché non fossi terrorizzata. Le mie ginocchia erano salde, la mia mente serena.
Mentre lo guardavo vedevo il suo corpo diventare sempre più traslucido. Luccicava e si appiattiva. Finche' non si trasformò in una superficie liscia. Uno specchio! Mi guardai e dal riflesso vidi. 
Vidi tutte le cattiverie subite e mai vendicate. Vidi i miei nemici nutrirsi di odio e crescere, ingigantirsi e rafforzarsi, mentre una specie di ragnatela gli cresceva intorno trasformandosi in filo spinato.Vidi altre donne piegate dal mio stesso amaro destino. In ginocchio, deboli e stremate, senza più vita nella mente. 

E infine vidi Lui, il padre di tutti i mostri.

Inutile descrivere quanto fosse orribile. Ebbi un attimo di smarrimento, vacillai … Poi guardai meglio i suoi occhi. E mi accorsi che anche lui vacillava. Aveva un’espressione sorpresa e impaurita, ci credereste?
La cosa mi stupì a tal punto che ad un tratto mi sentii forte come mai ero stata prima. Avessi avuto tutta questa forza quando i soldati mi presero ...!
Quel ricordo mi stava indebolendo. Lo scacciai e servendomi di esso come una leva mi ersi in tutta la mia nuova statura. Perché stavo crescendo.
Stavo prendendo una stazza da colosso e mi sembrava del tutto normale. Perché adesso avevo tutto chiaro.
Io ero il filo spinato che cresceva intorno al mostro.
Io ero quella che lo stava piegando, io ero la vendicatrice di tutte le mie sorelle che adesso si rialzavano e correvano verso una scia di luce.
Nell’attimo in cui realizzai tutto questo, lo sfondo cambiò. Strizzai le palpebre, perché adesso era tutto bianco e la luce riflettendosi mi faceva male agli occhi.
Solo non capivo cosa fossero quelle forme in fila. Erano forse letti?
E quelle cose che si agitavano e dimenavano lamentandosi, erano forse le mie sorelle? Ma come, non le avevo appena liberate tutte?
Man mano che mettevo a fuoco e realizzavo, un urlo sordo e basso cominciò a crescere dentro di me, che divenne acuto e selvaggio quando misi a fuoco il solito individuo, anche lui tutto bianco, con quella cosa in mano che ogni volta mi conficcava nelle carni.

Ospedale psichiatrico delle donne sopravvissute a ogni guerra. Anche quelle in tempo di pace! Talvolta persino sotto la propria casa, se non nel loro stesso letto! 


art Shirin Neshay - Rebellion Silence