domenica 28 settembre 2014

Massimiliano Cerreto - Nove - Racconto psichedelico (Del capovolgimento della morale)

Immagine di Matteo Arfanotti "Il mago"

Il prato si aprì di verde lasciando che il viola scivolasse via. Nove uomini entrarono lasciando i loro 
costumi all'ingresso. E una cassiera, e un cameriere, e un pavimento a scacchi, e lo strano silenzio 
che facevano le scarpe di velluto del padrone di casa. "Benvenuti", dissero in coro tutti gli orologi.

"Piccola illusione ottica l'esistenza, non trovate?", chiese loro. Il primo degli uomini iniziò a 
giocare con una trottola, che era lì in un angolo: mille scie luminose lo avvolsero. Il secondo 
osservò lo specchio sul soffitto, ma non vide se stesso: dentro c'era suo padre che lo rimproverava 
per non aver fatto i compiti. Vi lanciò contro un sasso e si ritrovò in frantumi.

"La festa sta per iniziare, seguitemi", disse il padrone. Una donna vestita solo di sé accolse i sette 
nel salone. Nel contro tempo, un pianista cieco mordeva i tasti del pianoforte nel tentativo di 
scoprire che sapore avesse la musica. Il terzo uomo trovò la chiave di violino appesa su di uno 
spartito: le sue dita erano diventate carta adesso, e così anche il resto del suo corpo.

"Accomodatevi pure", disse mostrando la grande tavola. Informi creature versarono il loro sangue 
nei calici affinché potessero brindare. E carne ovunque che chiedeva di essere sacrificata in nome 
della felicità. Il quarto uomo divenne piatto, e il quinto un coltello, e il sesto una forchetta.

"Potete continuare ad ostentare la vostra normalità, ma è davvero questo quello che volete?", 
chiese loro. E il veliero del quadro sul camino incominciò ad affondare mentre il settimo uomo 
inutilmente cercava di arginare la falla apertasi nella sua mente.

"Nessuno vi ricorderà più: siete solo pagine strappate di una storia che non è mai stata scritta". 
Cubiti di caratteri schiacciarono la maiuscola presunzione dell'ottavo uomo, che pensò di sfuggire 
all'oblio firmando a stampatello il suo volto rigato dalle lacrime.

"Tra un po' scenderà la notte, lascia che ti mostri la tua stanza". La scala a chiocciola si srotolò dal 
soffitto permettendo loro di salire. Il letto era ancora disfatto dai sogni dell'ultimo ospite. Come un 
baldacchino, un aquilone spiegava le sue ali immobili sul letto occupato adesso dal nono uomo: il 
sonno del cuore lo trasformò in un blocco di ghiaccio.

L'alba entrò dalle finestre, il vento spazzò via le ceneri dei peccati, e il sole bagnò nuovamente il 
prato.

©Massimiliano Cerreto -  Titoli provvisori per un romanzo postumo